Ragazzina in coma etilico, scatta l'allarme: «Sono le adolescenti a bere di più»

Martedì 1 Settembre 2020 di Sonia Amaolo
Fermo, ragazzina in coma etilico, scatta l'allarme: «Sono le adolescenti a bere di più»

PORTO SAN GIORGIO  - Allarme alcol tra adolescenti alcuni dei quali cominciano a ubriacarsi già all’età di 11/12 anni e i genitori cadono dalle nuvole. Gin e vodka mescolati a succhi di frutta mascherano sono la miscela stordente. La conseguenza è che i ragazzini finiscono al pronto soccorso come è avvenuto nel weekend. È il caso della minore soccorsa sabato notte in centro a Porto San Giorgio: i famigliari l’hanno raggiunta al nosocomio, avvertiti dal 118. 

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Fino a qualche anno fa, nei casi estremi, il primo bicchiere di alcolici si cominciava a bere a 14 anni ma oggi purtroppo l’età è scesa e sono le ragazze a ubriacarsi di più. Non sono solo gli ultimi dati Istat a dirlo, la conferma viene dai medici delle strutture sanitarie.
 
Il direttore del Sert Giorgio Pannelli approfondisce la questione: «Un adulto che beve normalmente a pranzo e a cena non rischia il coma etilico come un ragazzino o una ragazzina di 15 o 16 anni - dice - L’alcol non è un alimento e bere è sempre un comportamento a rischio. Il coma etilico è una condizione potenzialmente letale e per un adolescente il rischio è più alto perché non si è sviluppata una tolleranza». Le abbuffate alcoliche degli adolescenti sono un problema: «da affrontare in un’ottica di prevenzione» spiega lo specialista. Il fenomeno in aumento tra le quote rosa si spiega col fatto che le teenager si sentono più apprezzate quando sono più disinibite, dopo le bevute, ma diventano facili prede, soggetti a rischio. Rimbalzano sulle cronache dei giornali casi di stupri, violenze di gruppo, fatti che possono facilmente accadere quando la ragazzina ha bevuto e non riesce più ad autodeterminarsi, si rompono i freni inibitori. 
I rischi
Le ubriacature sono sempre pericolose «l’alcol non è un alimento e bere è sempre un rischio, il coma etilico è una condizione potenzialmente letale» avverte Pannelli che analizza il fenomeno del sabato sera «è un dato sociale ma da noi non arriva, non abbiamo questo tipo di utenza, abbiamo soggetti con dipendenza da alcol e la dipendenza è cosa diversa dall’abuso». 
Le famiglie
In pratica, se non ci sono le famiglie a salvarli, questi ragazzini sono abbandonati a se stessi. Il sistema sanitario non li conosce e gli ospedali se ne accorgono solo quando li vedono coricati sulle barelle. «Riguardo agli adolescenti dovrebbero essere sensibilizzati i genitori - avverte il direttore del Sert - ma anche con i maggiorenni si pone la questione perché, se non sono dipendenti dall’alcol ma ne abusano ogni tanto, non sentiranno il bisogno di farsi curare. Non vengono da noi, a differenza dei tossicodipendenti da eroina che, prima o poi, arrivano». Un dato che dovrebbe far riflettere: purtroppo il più delle volte mamme e papà scoprono degli eccessi alcolici dei figli solo nelle corsie d’ospedale.

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