L’esperienza della comunità fermana “L’Isola che non c’è”: «Manca una rete di famiglie affidatarie, giovani con storie difficili»

L esperienza della comunità fermana L Isola che non c è : «Manca una rete di famiglie affidatarie, giovani con storie difficili»
L’esperienza della comunità fermana “L’Isola che non c’è”: «Manca una rete di famiglie affidatarie, giovani con storie difficili»
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Martedì 13 Febbraio 2024, 03:35 - Ultimo aggiornamento: 12:59

FERMO Sono intensi i giorni alla comunità “L’Isola che non c’è”, lo spazio è quello proprio accanto al San Carlo, dentro c’è un mondo che parla di giovani e giovanissimi, di adolescenti in sofferenza, di un disagio che sembra senza fine.

L'allarme

È l’allarme che lancia il presidente della cooperativa, Sandro Ferri, che racconta di un momento di grande delicatezza, proprio per la sofferenza dei ragazzi: «Arrivano storie sempre più estreme, giovani che hanno vissuto traumi forti e che non possono restare nelle loro famiglie. Abbiamo ragazzi e ragazze che magari si fanno del male o addirittura arrivano a tentare il suicidio, per chiedere aiuto. Devo dire che la risposta dei nostri operatori, la vicinanza dei professionisti, l’attenzione che riceviamo sul territorio ci consente di costruire delle reti di supporto ma i problemi di questi ragazzi sono sempre più grandi».

Ci sono mamme in sofferenza, problemi psichici che non permettono loro di accudire i figli e i piccoli restano in comunità. Ferri pensa ai tanti piccoli che restano per troppo tempo in comunità: «Purtroppo una rete di famiglie affidatarie su cui contare in questo momento non c’è, è molto difficile trovare spazio per dare un futuro diverso ai nostri ragazzi, abbiamo bambini anche molto piccoli che avrebbero bisogno di un contesto familiare. Stiamo gestendo tre bambini arrivati dal Mali in una situazione complessa che però starebbero di certo meglio se potessero conoscere il calore di una casa e di una famiglia. Non hanno più nessuno a casa loro, non si sa bene nemmeno come siano arrivati, solo che hanno dai 5 agli 8 anni e il futuro per loro dovrebbe essere un po' diverso da così».

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