Bomprezzi (Pd): «Il Piano socio-sanitario delle Marche? Promesse, zero progetti»

Martedì discussione in Consiglio, la segretaria dem: «Il tema delle liste d’attesa è completamente eluso dalla giunta regionale»

Bomprezzi (Pd): «Il Piano socio-sanitario delle Marche? Promesse, zero progetti»
Bomprezzi (Pd): «Il Piano socio-sanitario delle Marche? Promesse, zero progetti»
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Domenica 6 Agosto 2023, 03:00 - Ultimo aggiornamento: 11:18

Piano socio-sanitario, uno dei temi che più di ogni altro riguarderà la vita di ciascun marchigiano.

Martedì andrà in consiglio regionale, Chantal Bomprezzi, segretario regionale del Pd, qual è stato il lavoro del suo partito per arrivare alla discussione?
«Abbiamo studiato il Piano, approfondito i contenuti, discusso sulle soluzioni offerte e ragionato sulle correzioni utili per i marchigiani. È stato un lavoro lungo di cui sono grata a tutti: segreteria regionale, consiglieri regionali, segretari provinciali, tavolo PD Marche sanità guidato sapientemente da Claudio Maffei. Lavorando e facendo incontri insieme sul territorio abbiamo offerto un bellissimo esempio di buona politica». 
Partiamo dalle risorse: perché ritiene non condivisibile il metodo scelto per la definizione del Piano?
«Non si può pianificare la sicurezza sociale, assistenziale e sanitaria di una comunità, i servizi da offrirgli per i prossimi 5-10 anni in due mesi, estivi per giunta. Il dibattito non è stato autentico, serio, come avrebbe meritato. La maggioranza teme il confronto. Mentre la stessa discussione sulla revisione del Pnrr, che significa tagli insopportabili alla sanità marchigiana, è rinviata».
Cosa ne pensa dell’utilizzo delle risorse che viene proposto nel Piano della giunta Acquaroli?
«Il Piano è ad oggi solo un libro di vane e vaghe promesse non supportate da risorse. Non un cenno a come sostenere l’incremento esponenziale dei costi di energia, medicinali, macchinari. Assente del tutto una programmazione degli investimenti».
Qual è la sua opinione sul modello degli ospedali?
«Il Piano non affronta né risolve i problemi. Si limita ad elencarli. Non vi è traccia di una proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera tra ospedali per acuti di primo e secondo livello, ospedali di prossimità per malati cronici e riabilitazione. Non vi sono proposte per la medicina territoriale e la prevenzione. Ci si limita a promettere il mantenimento e il potenziamento di tutto senza dire come, con quale personale, quali risorse, quali tempi, quali procedure, priorità».
Liste d’attesa, la manovra proposta sarà sufficiente?
«Il tema è completamente eluso dalla giunta regionale. I marchigiani sono scoraggiati e si rivolgono al privato. È inaccettabile. È diventato impossibile prenotare una visita specialistica. Perché la giunta non affronta il problema? Quali interessi vuole proteggere non intervenendo? Quale sanità vuole costruire favorendo le visite a pagamento? Avevano 12 milioni dello Stato dal 2020 per ridurle, hanno iniziato solo a luglio».
La prevenzione, come viene affrontata nel nuovo Piano?
«In questo Piano non ci sono proposte e scelte al riguardo. Ad oggi, i fatti sono che nel 2022 la Regione non ha usato i fondi per recuperare le prestazioni di screening perse durante la pandemia».
La pandemia ha dimostrato che la disattenzione sul territorio produce effetti nefasti e nocivi. Si riesce a curare la ferita con questo piano?
«Il Piano non affronta il tema della perequazione delle risorse tra territori. Ci sono progetti e risorse per le aree interne elaborati nella nostra regione, ma nessuno di essi è stato esaminato e recepito nel Piano. Solo interventi sporadici, legati a interessi elettorali del proprio referente politico locale. Del resto la destra non ha mai nascosto, di prediligere la cosiddetta “filiera di destra”».
Il personale. Poco, poco pagato, sempre più vittima di burn out. Sarà ancora così?
«Il Piano non investe per valorizzare chi lavora nella sanità pubblica. L’anno scorso le Marche non hanno utilizzato 80 milioni di possibile spesa per il personale. Mi pare ovvio che poi queste persone se ne vadano a lavorare nel privato, a condizioni migliori e con maggiori guadagni».
È sufficiente la proposta del piano della Regione per l’organizzazione?
«L’organizzazione passa dalla pianificazione. Come organizzi se non dici come, quando, con quali soldi? Ciò che abbiamo visto, invece, è una moltiplicazione delle poltrone con le 5 nuove Ast.
Il privato, limiti e opportunità che si possono configurare in un rapporto comunque fondamentale per la sanità.
«Il privato può essere di supporto ad un sistema pubblico, non l’alternativa obbligata a spese del cittadino perché al Cup non si riesce a prenotare una prestazione. Il Piano non tratta il rapporto con il privato accreditato, fa finta che non esista».
Una valutazione finale: qual è la sua opinione sul futuro della sanità pubblica alla luce del piano della giunta Acquaroli?
«Questo Piano non è un Piano, perché promette tutto ma non pianifica nulla. Andrebbe completamente riscritto. Elenca i problemi ma non fa scelte, non si prende responsabilità, non dice quali sono le sue priorità. Gli obiettivi maggiori sono rimandati a dopo la fine della legislatura. Il rischio concreto è che si peggiori un sistema già in forte sofferenza. Così non si fa programmazione ma si dismette la sanità pubblica».
 

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