Porte aperte ai rifugiati afghani dalla Comunità di Capodarco. Le parole di Sollini

Porte aperte ai rifugiati afghani dalla Comunità di Capodarco. Le parole di Sollini
Porte aperte ai rifugiati afghani dalla Comunità di Capodarco. Le parole di Sollini
di Francesca Pasquali
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Martedì 24 Agosto 2021, 10:28

FERMO -  La Comunità di Capodarco apre le porte ai profughi afghani. Arriveranno verso metà settembre le prime famiglie scappate dai talebani. Per adesso, quattro o cinque, con bambini. Vivranno negli appartamenti che la Comunità ha nel Fermano. L’auspicio è di integrarle nel territorio. Ma decideranno loro se restare o no. 


«La molla ci è scattata vedendo il video di una ragazza. Diceva che il popolo afghano sarebbe tornato di venti anni indietro. Abbiamo capito che era arrivato il momento di agire, di fare qualcosa», spiega Riccardo Sollini, direttore della Comunità di Capodarco. Che ha preso il telefono e chiamato la Comunità di Sant’Egidio che sta organizzando dei ponti aerei umanitari. I primi voli partiranno questa settimana. A Fermo, l’arrivo dei profughi è atteso attorno alla seconda settimana di settembre. A vitto e alloggio penseranno i volontari. A differenza dei profughi arrivati via mare e accolti gli anni scorsi, stavolta le istituzioni saranno tenute fuori dal sistema di accoglienza. Intanto, è partita la ricognizione degli appartamenti, per capire quali sono i più adatti «per non creare tensioni nel territorio». «Costruire qualcosa di diverso in Afghanistan è stata un’illusione. Questi sono i risultati», dice critico Sollini.

«Quella del popolo afghano – prosegue – è una richiesta che non può restare inascoltata e che raccogliamo, in coerenza con la nostra storia. Il dramma che vive da anni questo popolo è sotto gli occhi di tutti, come lo è, in queste ore, il dolore di chi vede perduta ogni speranza di futuro, per sé e i propri figli. È una condizione che conosciamo bene. La storia insegna che una politica migratoria basata sull’emergenza è illusoria e non porta frutti, mentre le esperienze di concreta accoglienza funzionano e garantiscono percorsi di convivenza felice e proficua. Ora è il tempo della solidarietà e noi siamo pronti». Ad aprire le porte alle famiglie scappate dalla loro terra in cerca di un futuro migliore. Quella della Comunità di Capodarco si inserisce tra le diverse iniziative di accoglienza spontanea che stanno nascendo in questi giorni. «Significa – dice il direttore – occuparsi della persona con tutta la sua storia. È necessario un altissimo concetto di persona, capace di fugare paure, pregiudizi, egoismi. 


Le radici dei motivi dell’accogliere non sono moltissime: amore, amicizia, compassione, volontà di superare il male e il dolore, ma anche la visione di una società giusta, benevola, coerente, ugualitaria». Capodarco e Afghanistan hanno già incrociato le loro strade in passato. Nel 2004, dopo l’arrivo e il soggiorno in un centro di Ancona, un ragazzo di nome Mohamed, arrivato nelle Marche con un “viaggio della speranza”, era stato ospite per un periodo dell’associazione Mondo Minore, che fa parte della Comunità di Capodarco. «Oggi Mohamed ha una famiglia, un lavoro ed è un ragazzo perfettamente inserito nel contesto sociale. Una storia di accoglienza riuscita che può essere da esempio per molti», spiega Sollini. Che spera nello stesso lieto fine per le famiglie afghane che stanno per arrivare a Fermo. E che invita, a nome di tutta la Comunità, «leader internazionali e decisori politici a mantenere aperte le frontiere, attivare subito corridoi umanitari per chiunque si trovi in condizioni di pericolo e fragilità e garantire protezione».

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