Puzze insopportabili dall'impianto di compostaggio: residenti costretti a dormire con le finestre chiuse

Venerdì 3 Luglio 2020 di Alessandra Clementi
San Benedetto, puzze insopportabili dall'impianto di compostaggio: residenti costretti a dormire con le finestre chiuse

SAN BENEDETTO - Dover tenere le finestre chiuse dal tramonto in poi, nonostante le alte temperature di stagione. Trovarsi a scegliere tra il caldo e l’odore insopportabile che arriva dall’esterno, da un impianto di compostaggio. È quanto sta accadendo da alcune settimane a questa parte presso il quartiere Agraria. A giorni sono previsti controlli e verifiche da parte dell’Arpa di Marche e della consorella Arta dell’Abruzzo. 

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Miasmi insopportabili arrivano nelle case dei residenti dell’Agraria in tarda serata, quando ancora le temperature e la canicola del giorno si fanno sentire, a sud della città gli abitanti sono costretti a chiudere le finestre. Una situazione non più tollerabile. «Si può fare qualcosa per questa terribile puzza?», si chiedono i residenti. Una questione che nasce dall’Abruzzo ma che inevitabilmente arriva a colpire anche la zona più a sud di San Benedetto.Le due province di Ascoli e Teramo sono investite da odori nauseabondi e persistenti.
 
L’area interessata da tali miasmi, in territorio marchigiano è compresa nei Comune di Spinetoli, Monteprandone, Monsampolo e l’area sud di San Benedetto, principalmente con i quartieri Agraria e Fosso dei Galli. Ormai è certo che l’origine di questi miasmi sia un impianto di compostaggio di rifiuti organici sito nella zona industriale Valle Cupa del Comune di Colonnella. Nei giorni scorsi si è svolto anche un incontro a Monteprandone alla presenza degli amministratori e del consigliere regionale Fabio Urbinati dove è stato deciso per i prossimi controlli da parte dell’Arpa. 
L’esposto 
Da oltre un mese a lavorare su tale problematica è il consigliere regionale pentastellato Peppe Giorgini che ha presentato un esposto al Nucleo operativo ambientale e al Ministero dell’Ambiente oltre a una diffida all’Arpa e alla Procura affinché intervengano. Esposto in cui si chiede alla Polizia giudiziaria di procedere, con la massima tempestività e di acquisire, presso gli uffici della Regione Abruzzo e della Provincia di Teramo, tutta la documentazione amministrativa e progettuale relativa all’impianto gestito dalla Stam per verificare se l’attuale configurazione impiantistica è conforme al progetto che sarebbe stato escluso dalla Valutazione di impatto ambientale. «Nel caso in cui non vi sia conformità – afferma Giorgini - l’attività attualmente svolta dalla Stam sarebbe da considerare abusiva, in quanto la mancanza del provvedimento di Valutazione di impatto ambientale determina l’illegittimità dell’autorizzazione al trattamento, così come si chiede di verificare l’effettiva esistenza delle puzze nauseabonde lamentate dalla popolazione residente, sia mediante opportuni sopralluoghi, sia acquisendo testimonianze dalle persone che hanno firmato la petizione». Giorgini inoltre esprime perplessità sul liquido dei servizi igienici che verrebbe inviato nei biofiltri come nebulizzazione, inoltre il liquame dei servizi in fossa non subirebbe alcun trattamento ma solo una sedimentazione.

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