I tre Premi Oscar Storaro, Ferretti e Lo Schiavo inviano un messaggio di pace dalle Grotte di Frasassi con il corto di Acosta sull'Ultima Cena di Leonardo

Martedì 5 Aprile 2022 di Saverio Spadavecchia
Il direttore della fotografia Vittorio Storaro nelle Grotte di Frasassi

GENGA - L’arte di tre grandi premi Oscar al servizio del regista Armondo Linus Acosta per raccontare dalle Grotte di Frasassi e dal tempio del Valadier “The last supper. The living tableau”, un cortometraggio ispirato al capolavoro di Leonardo da Vinci “L’Ultima Cena”. Quello che verrà lanciato dal cuore del comprensorio gengarino sarà un vero e proprio messaggio di pace supportato dall’opera del direttore della fotografia Vittorio Storaro, dallo scenografo maceretese Dante Ferretti e dalla set decorator Francesca Lo Schiavo (tutti con tre Oscar all’attivo).

 

 
L’eccezionale scenografia
In lizza nei principali festival cinematografici e presentato in anteprima all’interno della basilica di Santa Maria in Montesanto, la chiesa degli Artisti di Roma, il cortometraggio verrà mostrato al pubblico per la prima volta dal 10 al 18 aprile tra le gigantesche stalattiti e stalagmiti dell’eccezionale scenografia naturale delle Grotte di Frasassi e dal 15 aprile nella suggestiva cupola del Tempio del Valadier. Un invito alla preghiera universale girato, nei nove minuti di cortometraggio, in un unico piano sequenza al rallentatore, dove il dipinto prende vita. Si scorgono lentamente gli apostoli, seduti a tavola, in un paesaggio debolmente illuminato.


La figura di Gesù al centro
Al centro, si staglia Gesù, nell’atto di benedire il pane e il vino, mentre annuncia il tradimento da parte di uno di loro. Nessuno degli attori coinvolti è un professionista: si tratta di tecnici che lavoravano sul set e che sono stati notati da Acosta per la somiglianza con i personaggi raffigurati da Leonardo. «L’imponente e viva natura millenaria delle Grotte di Frasassi - ha dichiarato il sindaco di Genga Marco Filipponi – per lanciare un messaggio di pace e di unione. In un periodo buio dell’umanità, oggi più che mai arte natura e spiritualità ci invitano alla riscoperta del sacro e della bellezza». Aggiunge Vittorio Storaro: «Leonardo mette Gesù al centro della scena perché in questo modo vuole dire: Gesù è Dio che diventa uomo, e quest’uomo è comunque il centro del mondo, dell’universo». Entusiasta del progetto anche Dante Ferretti: «Tutto è nato da quando Armondo mi ha chiamato a Roma e mi ha proposto di ricostruire l’Ultima Cena di Leonardo – spiega –. Dovevamo far diventare viva la pittura, con personaggi veri, che si muovono. Mi è sembrato molto interessante e ho detto subito di sì».


L’emozione
Ancora più emozionata Francesca Lo Schiavo: «Come il carrello di Vittorio Storaro che arriva proprio dentro il set, noi facciamo la stessa cosa: andiamo dentro il quadro, dentro l’anima degli apostoli e assistiamo al miracolo di Gesù. Mi ha molto toccato l’idea di partecipare a questa operazione». Per il regista Linus Acosta è fondamentale vedere l’opera in luoghi di armonia assoluta. «Poter proiettare in un luogo che è primordiale e risale a quando il mondo fu creato da Dio, è armonia assoluta. L’ho percepito quando sono entrato nelle grotte. Puoi semplicemente sentire che è il posto giusto per mostrarlo».

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