Nuovo sopralluogo nella villetta di Rosina. La difesa: «Una scheggia vicino alla finestra»

Mercoledì 6 Gennaio 2021 di Benedetta Lombo
Il divano di Rosina

MONTECASSIANO - Concluso il terzo sopralluogo nella villetta dove è morta Rosina Carsetti, domani il marito, la figlia e il nipote, tutti indagati per omicidio aggravato, simulazione di reato e favoreggiamento e gli ultimi due anche per maltrattamenti nei confronti dell’anziana, compariranno davanti al sostituto procuratore Vincenzo Carusi per essere sottoposti a interrogatorio. Uno alla volta, con i loro avvocati accanto, i legali Andrea Netti, Valentina Romagnoli e Paolo Morena, dovranno decidere se rispondere alle domande del magistrato oppure avvalersi della facoltà di non rispondere. 

 

 
Ma i legali già nei giorni scorsi avevano anticipato che i loro assistiti avrebbero scelto la seconda opzione e ieri hanno confermato la loro intenzione di non rendere interrogatorio. Sabato invece è previsto un ulteriore accesso nella villetta da parte dei carabinieri della Scientifica di Ancona e del Nucleo investigativo provinciale, il quarto in poco più di due settimane che servirà a completare gli accertamenti. Ieri mattina davanti alla villetta in via Pertini 31 a Montecassiano alle 10 in punto sono arrivati Enea Simonetti, il nipote della 78enne uccisa, insieme all’avvocato Romagnoli. Non c’era la mamma Arianna Orazi, sempre presente nei precedenti accessi, c’erano invece le telecamere del programma Storie Italiane in collegamento in diretta. Gli ospiti in studio in più di un’occasione hanno provocato Simonetti affinché parlasse ma il 20enne si è trincerato dietro un silenzio che raramente ha rotto in passato. 
Dopo alcuni minuti sul posto sono arrivati anche i carabinieri e tutti sono entrati per iniziare l’accertamento. Gli investigatori hanno battuto palmo palmo la casa, questa volta concentrandosi sul primo piano dove si trova la cucina e, dall’altra parte, il divano dove Rosina dormiva di notte. Anche su questa circostanza le ricostruzioni divergono, alcuni testimoni tra cui le amiche di Rosy hanno riferito che l’anziana era costretta a dormire su quel divano, i familiari invece sostengono che quello era il suo giaciglio da 20 anni, scelto dalla stessa Rosina dal momento che non riusciva a prendere sonno nel letto accanto al marito perché russava. Ma ritornando alle indagini, è da lì, dalla portafinestra della cucina che secondo la versione dei familiari sarebbe entrato la sera della vigilia di Natale il ladro, trasformatosi in rapinatore alla vista dell’anziana che avrebbe aggredito e soffocato. Nel corso degli accertamenti è stata trovata una scheggia di legno saltata dal punto in cui secondo la difesa ci sarebbe il segno di effrazione provocato dal ladro all’atto di entrare in casa. La scheggia è stata repertata e sarà analizzata successivamente. Un altro segno, invece, forse, non sarebbe compatibile con l’effrazione. Da una visione dello stato dei luoghi si vedono i cuscini della seduta del divano fuori dalla loro sede, compatibili per i legali, con l’azione del rapinatore che avrebbe frugato in cerca di soldi o preziosi. Altra circostanza evidenziata sempre dalla difesa, il fatto che il piano dove si trova il divano e la cucina è un open space senza divisori e con le scale che portano sopra alle camere da letto e sotto al seminterrato, «la teoria della segregazione in casa si commenta da sola», ha puntualizzato l’avvocato Netti. 
Per il procuratore Giovanni Giorgio e il sostituto Carusi questa ricostruzione presenterebbe però delle ombre, il sospetto degli investigatori invece è che siano stati gli stessi parenti ad uccidere l’anziana per poi simulare una rapina. Ma sin dalle prime battute la procura ha frenato dichiarando che le indagini sono a 360 gradi senza escludere a priori alcuna ipotesi.

 

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