«Non siamo i vassalli di Fermo». Duro attacco dell'ex sindaco Loira al collega Calcinaro sulla mancata fusione della Solgas

«Non siamo i vassalli di Fermo». Duro attacco dell'ex sindaco Loira al collega Calcinaro sulla mancata fusione della Solgas
«Non siamo i vassalli di Fermo». Duro attacco dell'ex sindaco Loira al collega Calcinaro sulla mancata fusione della Solgas
di Serena Murri
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Venerdì 1 Luglio 2022, 05:55 - Ultimo aggiornamento: 18:15

PORTO SAN GIORGIO  - Loira torna sulla mancata fusione della Solgas e parla di «vassallaggio». «Durante la campagna elettorale, ho letto più volte affermazioni del sindaco di Fermo che mi attribuiva la responsabilità della mancata fusione delle società partecipate di gas e luce. Stessa narrazione riproposta nell’ultimo Consiglio comunale fermano. Niente di più falso, solo un’ingiustificabile attività denigratoria inserita in un’antistorica operazione di vassallaggio a cui i nuovi amministratori sangiorgesi si porgono proni e ridenti».


Le tappe
Loira ha ripercorso i fatti: «Dopo anni di lavoro e lo stop per le elezioni fermane 2020, a fine marzo sembrava che i due Comuni avessero definito lo statuto e i patti parasociali secondo gli obiettivi prefissati: blindare e tutelare al massimo la presenza pubblica nella nuova società partecipata. Da sempre convinto che la fusione sia opportuna e strategicamente inevitabile se i due comuni vogliono mantenere un rapporto con i propri cittadini nella vendita del gas e della luce, ho dato mandato agli uffici comunali per discutere della fusione nell’ultimo consiglio comunale disponibile (45 giorni prima delle elezioni)». Nel frattempo «il socio privato -continua Loira- chiedeva alcune modifiche allo statuto, diminuendo la presenza pubblica all’interno della newco, cosa che richiedeva ulteriori approfondimento dei Comuni e dei consulenti».

Solo «nel corso di una riunione del 28 marzo -ricorda Loira- il Comune di Fermo accennava alla volontà di inserire una clausola di opzione di vendita delle quote a prezzo prestabilito, cosiddetta PUT. Clausola che più che guardare alla strategia industriale della nuova compagine, manifesta la volontà di vendere appena possibile tutte le proprie quote pubbliche al privato. Dalle discussioni dei primi di aprile, è emerso impunemente che la PUT prevedeva una diversa valutazione delle quote dei due comuni: nel caso di vendita le quote di Fermo sarebbero valse di più di quelle di Porto San Giorgio pur essendo quote della stessa società». Sono seguite «ulteriori discussioni -ha proseguito Loira- mentre si avvicinava l’ultimo consiglio utile per l’approvazione della fusione, il 27 aprile, ma le bozze definitive dello statuto e dei patti parasociali non erano ancora a disposizione perché in corso di aggiornamento. Il 12 aprile in un’assemblea dei soci della San Giorgio Energie, l’AU informava dello stato di avanzamento del progetto di fusione precisando che, sia statuto che patti parasociali non erano definitivi e non erano all’esame della commissione del Comune di Porto San Giorgio né tantomeno del consiglio comunale».


Le clausole
La «clausola Put, insieme al progetto, doveva essere sottoposta all’attenzione della maggioranza, statuto e patti necessitavano di approfondimenti e modifiche. Non c’erano più i tempi tecnici per sottoporre alla commissione ed al consiglio comunale il progetto, tanto più con le modifiche richieste per l’introduzione della clausola Put. Ho valutato fosse più giusto investire della questione la nuova Amministrazione che si sarebbe insediata di lì a poco». Ora «resta la curiosità di sapere se Vesprini e i suoi accetteranno che nella nuova società, le quote di Fermo valgano più di quelle di Porto San Giorgio. A meno che non sia previsto nel rapporto di vassallaggio» la chiosa dell’ex sindaco.

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