lI sindaco Cesaroni preme: «Così l’Unione montana dei Sibillini è inutile. Il referendum o ce ne andiamo»

Domenica 24 Ottobre 2021 di Francesco Massi
lI sindaco Cesaroni preme: «Così l Unione montana dei Sibillini è inutile. Il referendum o ce ne andiamo»

COMUNANZA  - A breve, probabilmente la prossima settimana, ci sarà una riunione tra tutti gli undici sindaci dell’Unione montana dei Sibillini, per discutere sulla proposta del Comune di Comunanza, già ufficializzata, di fare un referendum popolare consultivo in tutti i Comuni dell’ente, per decidere di quale provincia voler far parte, di quella di Ascoli o di quella di Fermo. Infatti l’Unione dei Sibillini gravita sulla prima per 5 Comuni e sulla seconda per 6. 
 
L’incontro dei sindaci servirà per sentire il parere di tutti su questa strada consultiva, constatare la volontà e la fattibilità pratica della realizzazione di questo referendum, che probabilmente dovrebbe essere fatto in ognuno dei Comuni aderenti. In sostanza, secondo la proposta del Comune di Comunanza, alla fine con la somma complessiva dei voti se vincono i consensi per quella di Ascoli anche i Comuni ricadenti in quella di Fermo dovranno passare nella prima e viceversa. È questa la condizione unica posta dal sindaco Alvaro Cesaroni per rientrare a far parte dell’ente dopo l’uscita, anche questa ufficializzata nei mesi scorsi, che diventerà definitivamente operativa dal 1 gennaio, se non ci sarà un passo indietro dallo stesso Comune comunanzese.

«Il referendum è un presupposto ed una condizione fondamentale, unica e non trattabile per noi – dice Cesaroni – poiché è l’unico modo per porre le basi per un cambiamento concreto dell’Unione montana dei Sibillini, per dargli la possibilità di avere un ruolo pragmatico, efficace ed incisivo sul territorio, portando avanti progettazioni importanti, specialmente in questi periodi e nel prossimo futuro con l’arrivo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr, ndr), con il quale ci saranno da fare scelte importanti. Senza contare poi la maggiore facilità, appartenendo tutti ad una stessa provincia, di portare avanti insieme numerosi servizi, dalle scuole alla viabilità a quelli socio-sanitari con l’appartenenza anche ad una sola Area vasta Asur e non a due come ora. Non si può continuare ad andare in ordine sparso come ora, dove i Comuni del Fermano e quelli dell’Ascolano spingono per le proprie relative province, creando spaccature continue all’interno della stessa Unione. L’ente non ha fatto e non fa nulla di quanto avrebbe potuto ed è bloccata molto dalla divisione delle due province». 


A questo punto Cesaroni esclude anche la possibilità di una trattativa. «I tempi sono ormai passati, siamo in ritardo e ci dobbiamo sbrigare. La drammaticità del nostro territorio - continua il sindaco - è sempre alta, a cominciare dallo spopolamento e dalla depauperazione dei servizi. Occorre una scossa radicale e mettere in campo un metodo nuovo ed efficiente da parte dell’Unione Montana, diverso da quello usato fino ad ora, altrimenti non ha senso la sua esistenza». E se non si fa il referendum? «Noi rimaniamo fuori - conferma Cesaroni – e decideremo poi se fare richiesta di entrare nell’Unione Montana del Tronto, che almeno gravita tutta su una sola provincia, quella di Ascoli». 

 

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