Statale 362 strozzata per due mesi in attesa di un esame di laboratorio

Statale 362 strozzata per due mesi in attesa di un esame di laboratorio
Statale 362 strozzata per due mesi in attesa di un esame di laboratorio
di Lorenzo Sconocchini
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Mercoledì 19 Febbraio 2020, 07:20

JESI - L’asfalto da grattare via e rifare è più o meno quello di una piazzola di sosta, gli scarti non riempirebbero il cassone di un camioncino. Ma questa semplice operazione di manutenzione stradale, che non richiede più di due o tre giorni, è bloccata dal 20 gennaio scorso in un ingorgo burocratico, tra norme severe sullo smaltimento dei rifiuti speciali e funzionari paralizzati dal rischio concreto di responsabilità penali, in attesa di sapere se il bitume da rimuovere andrà smaltito come rifiuto inerte o speciale.

Tutto ciò con il risultato di strozzare il traffico su un’importante strada statale, la 362, l’unica che collega Jesi a Macerata, tornata da tre anni di competenza dell’Anas proprio per la sua importanza strategica nei collegamenti dell’entroterra. Ormai da un mese, da quando un camion ha preso fuoco a due chilometri e mezzo da Jesi fondendo l’asfalto per non più di venti metri quadri, quel tratto di strada è percorribile su una sola corsia con senso unico alternato regolato da un impianto semaforico. 

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Ne fanno le spese ogni giorno migliaia di pendolari, costretti negli orari di punta anche a dieci minuti di attesa, centinaia di studenti delle scuole superiori che ogni mattina arrivano in ritardo, per non parlare del rischio di rallentamenti nei soccorsi, visto che la statale 362 è l’unica che collega comuni come Filottrano e Santa Maria Nuova al loro ospedale di riferimento, il Carlo Urbani di Jesi. Gli autisti delle ambulanze, avvicinandosi al semaforo, fanno gli scongiuri sperando di non attendere troppo con il rosso, perché la strettoia (lunga una ventina di metri) si trova proprio tra due curve secche che non consentono assolutamente di arrischiare un sorpasso contromano nemmeno in sirena. 

Il motivo per cui la strada è ancora a senso unico alternato - e lo sarà ancora almeno fino a metà marzo - è spiegato in una breve nota dell’Anas, l’ente a cui dal 14 ottobre 2016 è tornata la proprietà della statale 362, che nel 2000 era stata declassata a provinciale. «Nel rispetto della normativa sui rifiuti speciali, in seguito all’incendio i tecnici Anas hanno provveduto a far analizzare un campione di bitume presso un laboratorio specializzato, al fine di smaltire correttamente e in sicurezza lo strato d’asfalto interessato. Non appena saranno disponibili i risultati delle analisi sarà possibile rimuovere l’asfalto e realizzare la nuova pavimentazione». Succede che in caso di incendio, per le alte temperature sviluppate, il bitume fonde, subisce una vera e propria mutazione e sviluppa delle sostanze tossiche che restano poi negli scarti. In base alle concentrazioni di queste sostanze tossiche la normativa sui rifiuti speciali prevede che l’asfalto rimosso vada smaltito in una discarica per materiale inerti o invece in una specializzata in rifiuti speciali. In attesa di capire, in base alle analisi chimiche, dove andrà destinato l’asfalto da togliere sui 20 metri quadri di statale 362, nessun funzionario dell’Anas Marche di azzarda a dare l’ordine di fresare e riasfaltare, perché smaltire in modo non corretto il bitume fuso potrebbe costare un’inchiesta penale, com’è capitato a molti colleghi nei cantieri qui e là per l’Italia. Per i risultati dei test di laboratorio ci vorranno almeno altre due settimane, poi per i lavori basteranno pochi giorni. La situazione, secondo le ultime previsioni, si sbloccherà a metà marzo.


Ma non si poteva intanto grattare via l’asfalto, rifarlo nuovo, e in attesa dei test di laboratorio stoccare il bitume da smaltire in un deposito provvisorio sicuro? No, come può insegnare la disavventura giudiziaria di un funzionario dell’Anas Toscana che aveva autorizzato, per altro dopo analisi di laboratorio, la rimozione di terra franata sulla E45, accantonata a margine della strada. Arrivarono i forestali, scoprirono che nel terriccio c’erano tracce d’amianto e denunciarono il funzionario, perché il semplice stoccaggio non autorizzato è un’autonomoma ipotesi di reato. 
Nessuno, insomma, vuol prendersi la responsabilità, anche perché la stessa Arpam, contattata informalmente dall’Anas per valutare possibili soluzioni per accorciare i tempi, non se l’è sentita di escludere accertamenti sul corretto smaltimento e stoccaggio temporaneo del bitume fuso sulla 362. Non resta allora, per chi viaggia sulla Jesi-Macerata, che pazientare ed essere prudenti, perché i due semafori - per quanto annunciati da apposita segnaletica - sono posizionati dietro altrettante curve.

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