Salpa Anghiò in una nuova location
Sapori antichi e moderni abbinamenti

Salpa Anghiò in una nuova
location: sapori antichi
e moderni abbinamenti
di Laura Ripani
L’antico pasto dei pescatori in salsa “moderna” è l’appuntamento gourmet per eccellenza. Anghiò - in dialetto sambenedettese alice - diventa un format da esportazione e, lasciando i lidi della Riviera delle palme dove ha attraccato nelle sue prime sette edizioni, ha salpato ed è approdata a Porto Sant’Elpidio per l’evento numero 8. Una kermesse - realizzata dalla Tuber Comunications - accolta nel Fermano dall’aministrazione comunale dal 13 settembre e che questo weekend vedrà il suo clou per chiudersi domani, con una varietà di offerte e piatti da far venire l’acquolina in bocca soltanto a parlarne. Protagoniste, sotto il tendone del Palazzurro oltre 30 ricette a base di pesce azzurro e pesce massivo, secondo la filosofia che contraddistingue il festival fin dalle prime edizioni: promuovere il consumo di pesce fresco locale, in particolare quello a basso costo, ricco di sostanze benefiche per la salute. L’altra attrazione di Anghiò sarà l’area 50 sfumature di azzurro, che ospita invece diversi cooking show e piatti proposti da rinomati chef.­



I protagonisti
Nelle 12 cucine a disposizione di grandi chef locali, nazionali e internazionali, i piatti potranno essere acquistati e consumati in modalità street food oppure comodamente seduti al tavolo. Dai ristoranti di Porto Sant’Elpidio arrivano proposte come i mezzi paccheri con melanzana e pesce spada e parmigiana di pesce del Tropical; gli spumini di sgombro e i fagottini di sarde tartufate del Ciak Brasserie; il crostino con cavolo nero e sgombro di La Vaca Paca; il panino con alici gratinate del Giardino; l’insalata di riso alla marinara di Un punto Macrobiotico; gli spaghetti al battuto di alici del Papillon; le polpette fritte di palamita della Trattoria Trentasette; la lasagnetta di Nonna Lina del Gambero. La zuppa di pomodoro fredda è, tra le altre, la proposta firmata da Francesco Cingolani, di Roma mentre la pattuglia di San Benedetto scende in campo con diverse innovazioni come la cicoria su crema di porri dell’Osteria Caserma Guelfa e le mezzemaniche al ragù di sgombri e totani di Claudio Urriani del Fritto Misto Kitchen Staff e gli strozzapreti allo sgombro dell’enoteca Vi Metto a Tavola. Ancora dall’Abruzzo, da Alba Adriatica, si potranno gustare le alici in scapece del Palmizio mentre in trasferta da Livorno intriga l’arista di mare del Gustomobile. Non poteva mancare la Sicilia: da Catania ecco gli arancini al nero di seppia del Fattore Siculo Cerere. Ma ci sono anche i progetti internazionali dell’altra sponda dell’Adriatico che arrivano dalla “Via delle Sardine” di Fažana, in Croazia. E queste, si badi bene, sono solo una selezione delle più di 30 proposte visto che ogni locale poterà più di un piatto.

Le star
Chi vorrà invece tutte le comodità di un vero e proprio ristorante gourmet potrà trovarle e approfittare della maestria degli ultimi due chef ospiti dell’area 50 sfumature di azzurro proposte stasera da Federico Palestini, chef patron dell’Osteria Caserma Guelfa che mette nel piatto “Il vero brodetto alla sambenedettese” e Massimiliano Mandozzi, chef di Castadiva Resort di Blevio, vicino Como, per il gran finale di domani. Ad accompagnare le gustose pietanze ittiche ci sarà anche una selezione dei migliori vini, nello stand allestito dall’Enoteca delle Marche e uno spazio interamente dedicato alla birra per conoscere e provare gustosi e - inaspettati - abbinamenti tra pesce e birre artigianali, a cura dell’Associazione produttori di birra della Regione Marche.



Equilibrio tra i sapori, parola di Palestini
«La parola d’ordine per un brodetto di classe è l’equilibrio dei sapori tra aceto e tutto il resto che deve essere giusto: né poco né troppo. Questo vale anche per i peperoni ma la regola fondamentale è usare il pesce fresco». Parola di Federico Palestini, lo chef della Caserma Gualfa che anche quest’anno spopola ad Anghiò nella serata di punta di questa sera, in via Battisti. La sua ricetta tradizionale del brodetto alla sambenedettese è per tutti: «Un altro dei segreti è la cura nella pulizia del pesce dal quale vanno eliminate tutte quelle parti spinose che potrebbero dare fastidio mangiandole». Molti puristi non sono d’accordo, c’è chi non saprebbe fare a meno delle spine, ma il successo dello chef è innegabile quindi la sua parte di ragione gli va riconosciuta. Anche perché rivendica un “ingrediente” che pochi possono vantare: «Essere nati in una famiglia dove tutti hanno praticato il mestiere del pescatore e mangiato questo piatto sin da piccoli, anche con un solo pesce». Perché - e su questo sono tutti d’accordo - il brodetto, alla sambenedettese, lo fa, soprattutto, la base.
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Sabato 16 Settembre 2017, 12:35 - Ultimo aggiornamento: 16-09-2017 12:35

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