Terapia per la leucemia, orale e senza
chemio: l'ematologa è di Camerino

Martedì 3 Luglio 2018 di Agnese Testadiferro
Terapia chemio-free per i pazienti anziani affetti da leucemia linfatica cronica non precedentemente trattati. Attesa a breve in Italia l’approvazione della terapia di Ibrutinib, come trattamento di prima linea. L’annuncio in occasione del XXIII congresso della European Hematology Association (Eha) andato in scena a Stoccolma. Tra i ricercatori anche l’ematologa dr.ssa Alessandra Tedeschi, legata alle Marche e alla sua Camerino dove ha vissuto fino alla maturità per poi arrivare oggi, in qualità di dirigente medico, alla Divisione di Ematologia del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda Milano.

Una migliore qualità della vita
Ibrutinib è un inibitore orale selettivo, primo nella classe della Bruton Tirosin Kinasi (Btk) che si è dimostrato capace di aumentare la sopravvivenza grazie a un meccanismo d’azione che blocca la proliferazione delle cellule leucemiche. I dati a lungo termine dello studio registrativo di fase III Resonate-2 dimostrano che il farmaco, a un follow-up mediano di 4 anni, riduce dell’87% il rischio di progressione della malattia o di morte. «Nella studio Resonate-2 – spiega la dr.ssa Alessandra Tedeschi, partecipante al protocollo clinico – sono stati arruolati pazienti di età maggiore o uguale a 65 anni con caratteristiche tali per cui non potevano sostenere la chemio immunoterapia standard a base di fludarabina, ciclofosfamide e rituximab (Fcr), caratterizzata da una buona efficacia ma difficilmente tollerata da gli anziani a causa degli effetti collaterali. Ibrutinib ha dimostrato di essere un farmaco efficace indipendentemente dalle caratteristiche del tumore, incrementando significativamente la sopravvivenza dei pazienti e migliorandone la qualità di vita. Inoltre, a differenza della chemio immunoterapia, si tratta di un farmaco orale, facilmente gestibile dal paziente a domicilio».

Unica terapia orale chemio-free
La leucemia linfatica cronica, Llc, è una neoplasia delle cellule B di tipo indolente in cui l’età alla diagnosi è mediamente superiore ai 70 anni e quella di inizio della terapia è di circa 75 anni. In Italia sono circa 3000 nuovi casi all’anno, con un’incidenza leggermente superiore negli uomini. L’Ibrutinib è già attualmente disponibile in prima linea solo per i pazienti ad alto rischio. «Ciò significa che oggi circa il 90% dei pazienti non ha la possibilità di ricevere come prima terapia un farmaco innovativo, non chemioterapico e orale, come ibrutinib – spiega il Professor Paolo Ghia, Programma Strategico di Ricerca sulla LLC, Divisione di Oncologia Sperimentale dell’Ospedale San Raffaele di Milano - Con l’indicazione in arrivo in Italia l’utilizzo in prima linea di questo trattamento potrà essere ampliato al paziente anziano, considerato che si tratta di patologia la cui età mediana è 72 anni». La disponibilità, anche in prima linea, di questo farmaco «mirato ed “intelligente” rappresenta un vero e proprio cambio dell’algoritmo terapeutico», commenta il il Professor Robin Foà, Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia dell’Università Sapienza di Roma. © RIPRODUZIONE RISERVATA