Il cattivo utilizzo di molti farmaci
diventa un problema in tutto il mondo

Martedì 3 Luglio 2018 di Daniele Pallotta
Da farmaci in grado di sconfiggere molti mali a farmaci che, per il loro cattivo utilizzo, stanno sempre più diventando un problema a livello mondiale. La storia degli antibiotici, storia recente perché la loro introduzione risale a circa settanta anni fa, è il riassunto della storia delle nostre cattive abitudini. Chi, infatti, degli antibiotici non ne ha mai abusato? Chi non se ne è servito senza prescrizione e senza controllo da parte di un medico? L’eccessivo e inappropriato utilizzo di questi farmaci, che hanno permesso in maniera significativa una riduzione del numero di decessi causati dalle malattie infettive, oggi sia per gli uomini che per gli animali sta sempre più diventando una seria minaccia alla salute pubblica globale. Se difatti anche questi farmaci si sono sempre più sviluppati, e chi li produce ha cercato sempre più di migliorarli, di contro si è però verificata la resistenza batterica che si è trasformata in un male ancor più grande da affrontare rispetto a quella che, fino a ieri, sembrava, di tanti mali invece, esserne la cura.

Un confronto continuo
Sul tema dell’antibiotico-resistenza di recente si sono di nuovo confrontati associazioni, rappresentanti delle istituzioni e del mondo scientifico. Le conclusioni spaventano: l’eccessivo e inappropriato utilizzo di questi farmaci sta comportando un prolungamento della degenza ospedaliera, il fallimento terapeutico e un significativo numero di morti, con conseguente incremento dei costi sanitari. In Europa, tanto per citare qualche numero, oltre 4 milioni di persone l’anno vengono colpite da infezioni batteriche ospedaliere. Sono 25mila le morti stimate per infezioni provenienti da germi resistenti. Le infezioni correlate all’assistenza colpiscono ogni anno circa 284mila pazienti causando fra i 4.500 e i 7mila decessi. Nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti l’anno, superando ampiamente i decessi per tumore (8,2 milioni l’anno), diabete (1,5 milioni l’anno) o gli incidenti stradali (1,2 milioni l’anno). L’Italia è il primo paese europeo per utilizzo di antibiotici in ambito umano e terzo per uso sugli animali negli allevamenti intensivi, secondo i dati dell’Ema, l’Agenzia Europea per i medicinali. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel nostro Paese il livello di antibiotico-resistenza si colloca fra i più elevati in Europa con una percentuale annuale di pazienti infetti fra il 7 e il 10%.

Tante infezioni in ospedale
Inoltre, sempre secondo i dati dell’Iss, ogni anno in Italia si verificano 450-700 mila infezioni in pazienti ricoverati in ospedale. Si tratta soprattutto di infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. Di queste, si stima che circa il 30% siano potenzialmente prevenibili (135-210 mila) e che siano direttamente causa del decesso nell’1% dei casi (1350-2100 decessi prevenibili in un anno). Per sconfiggere questa sorta di pandemia nel 2017 è stato redatto un Piano nazionale per il Contrasto all’AntibioticoResistenza che rappresenta la strategia italiana per far fronte all’aumento dell’antibiotico-resistenza e della diffusione di microrganismi resistenti agli antibiotici. L’approccio che si propone oggi viene definito “One Health”: occorre lavorare insieme - medicina umana e veterinaria, ricerca, agricoltura e comunicazione - perché solo attraverso un uso appropriato di antibiotici negli animali e negli uomini si può contrastare un fenomeno sempre più diffuso.

L’appropriatezza della ricerca
Per essere parte della soluzione i medici e i ricercatori dovranno impegnarsi sui temi dell’appropriatezza e della ricerca, le istituzioni per l’attuazione e la sostenibilità, i farmacisti, gli infermieri e il personale ospedaliero per il rispetto dei protocolli mentre i pazienti e i caregiver per i comportamenti corretti e il rispetto delle indicazioni del medico. Solo così si farà buona resistenza all’antibiotico resistenza.


 
Tra i tanti rischi in corsia i maggiori alle vie urinarie
Tra le infezioni in pazienti ricoverati in ospedale, al primo posto ci sono quelle alle vie urinarie, seguite dalle ferite chirurgiche, polmoniti e sepsi. Di queste, si stima che circa il 30% siano potenzialmente prevenibili e che sianocausa del decesso nell’1% dei casi.


 
La previsione per il 2050 è davvero catastrofica
Nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti l’anno superando ampiamente i decessi per tumore (8,2 ml/anno), diabete (1,5 ml/anno) o incidenti stradali (1,2 ml/anno) con un impatto negativo di circa il 3,5% sul Pil mondiale. © RIPRODUZIONE RISERVATA