Coprifuoco alle 23, gli esercenti sono soddisfatti, anzi no: «Stop ai contentini, ormai serve altro»

Coprifuoco alle 23, gli esercenti sono soddisfatti, anzi no: «Stop ai contentini, ormai serve altro»
Coprifuoco alle 23, gli esercenti sono soddisfatti, anzi no: «Stop ai contentini, ormai serve altro»
di Francesca Pasquali
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Mercoledì 19 Maggio 2021, 10:11

FERMO - Qualcuno, proprio contento, non c’è. Troppo lunghi e pesanti i mesi di restrizioni per gioire delle nuove riaperture. Del coprifuoco che, da oggi, si sposta alle 23 (poi, dal 7 giugno, alle 24, per sparire dal 21). O dei pranzi e delle cene che, dal 1° giugno, si potranno rifare al chiuso. Ristoranti, pizzerie e gelaterie frenano gli entusiasmi. Sanno che le cose, con il Covid, possono cambiare in un lampo.

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Parla di «novità positive», Claudio Cognigni del Gran Caffè Belli di Fermo. «Domenica – racconta – ho dovuto mandare via tanta gente perché pioveva e dentro non si può mangiare». Ma non è solo questo. C’è il nodo dei banchetti. Si potranno fare dal 15 giugno, ma sul come il buio è pesto. «Abbiamo bisogno della specifica sui tavoli. Sempre quattro, se non conviventi, o potremo fare le tavolate? Quando pensano di dircelo?», si chiede Cognigni. Dubbiosa sulle riaperture graduali anche Petra Feliziani.

«Per chi lavora la sera, il coprifuoco alle 23 non cambia tantissimo», dice la titolare di Punto Gelato, a Porto a Sant’Elpidio. «Per chi non ha potuto mettere i clienti fuori – prosegue –, le aperture solo esterne sono state tragiche. Per gli altri, hanno creato un po’ di confusione, non solo nei titolari, ma anche nei clienti. Noi lavoriamo in una condizione di continua tensione. Non è assolutamente facile, ma si va avanti. Con ottimismo, ma con i piedi di piombo. Perché siamo incatenati a regole da seguire e sempre con lo spauracchio delle chiusure».

Tra le novità annunciate dal governo c’è la riapertura dei centri commerciali nei festivi e prefestivi. «È una notizia che aspettavamo tutti da mesi. Siamo soddisfatti e pronti ad accogliere in sicurezza i nostri clienti che potranno tornare a fare acquisti di sabato e domenica», il commento del direttore del Girasole di Campiglione, Enea Pecorini. Che non rinnega l’adesione alla protesta nazionale di martedì l’altro. Anzi. «Dopo i tanti sacrifici fatti finora – spiega – siamo contenti di riabbracciare simbolicamente i nostri clienti. Per noi sarà un po’ come il primo giorno di scuola». Lunedì prossimo riaprono le palestre (spogliatoi sì, docce no), una settimana prima di quanto s’era detto in precedenza. Non tutte, per la verità.


Aspetterà il 1° giugno, Daniela Talamonti. «Una settimana di anticipo non è che ci favorisca chissà quanto. E, poi, l’abbiamo saputo con troppo poco preavviso», spiega la titolare di Dspin, a Marina di Altidona. Una riapertura «a introiti zero, per far recuperare le mensilità e le annualità non godute. I primi guadagni li vedremo a settembre, con tutte le incertezze del caso», dice Talamonti e racconta di «molte persone che, pur potendo organizzare lezioni collettive in sala, non se la sentono e aspettano di farle all’aperto». Quando riapriranno le piscine al chiuso, sarà ormai ora di andare al mare. Per questo, dover aspettare fino al 1° luglio, per Marco Cicconi, non ha senso.


«Di solito, a luglio, le piscine chiudono», dice il gestore dell’impianto comunale di Fermo, che denuncia la disparità di trattamento tra piscine e palestre. «Non so se riapriremo. L’intenzione è di ripartire, per smaltire i voucher della prima e della seconda chiusura. Si tratterebbe, comunque, solo di un mese. Ma, se riapriamo a settembre, le entrate sarebbero poco più di zero».

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