Ricoverati due commercianti no vax, uno ha contagiato anche un parente. L'ospedale scoppia: finiti i posti letto Covid

Martedì 21 Dicembre 2021 di Talita Frezzi
Ricoverati due commercianti no vax, uno ha contagiato anche un parente. L'ospedale scoppia: finiti i posti letti Covid

JESI - No-vax, convinto dell’inefficacia dei tamponi, si reca al lavoro senza sapere di essere positivo al Covid-19. Ma quando i sintomi tipici dell’infezione da Sars-Cov2 lo costringono a cercare una risposta, è proprio quel tampone sempre rifiutato a sentenziare la positività, che in poche ore lo costringe a rivolgersi al Pronto soccorso. Colpito dal virus un noto pasticcere jesino.

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La sua storica attività è chiusa da più di 10 giorni, circostanza che non è passata inosservata ai clienti e agli avventori. 

Il contagio

Il pasticcere è andato in ospedale il 12 dicembre e si trova ancora ricoverato. La sua convinzione su vaccini e tamponi l’ha trasmessa anche a un parente 90enne che, seguendo il suo consiglio, non si è vaccinato e ora si trova ricoverato, anche lui positivo al Covid. Un altro noto artigiano jesino, 50enne, anche lui no-vax, è positivo e da quattro giorni sta combattendo quel virus in cui non credeva, in ospedale. Il Covid colpisce duro, tanto che nell’ex Bpn allestita a reparto Covid dell’ospedale Carlo Urbani, tutti i 16 posti letto riservati ai pazienti positivi, sono occupati. Altri cinque pazienti Covid-positivi stazionano in Pronto soccorso, in attesa che si liberi un posto letto nella Covideria, altri tre in condizioni molto serie sono ricoverati in terapia intensiva della Rianimazione. Ieri un 80enne senigalliese positivo è deceduto. Attualmente, al Carlo Urbani vi sono 24 pazienti positivi. «Il 90% sono persone non vaccinate purtroppo - spiega il direttore dell’Unità operativa Pronto soccorso dottor Mario Càroli - solo un 10% sono vaccinate alla seconda dose. Purtroppo siamo in gravi difficoltà, mancano i posti letto, mancano i medici, abbiamo esaurito le barelle». Con le Marche ufficialmente in zona gialla, per l’ospedale jesino è un continuo iper afflusso di pazienti. Covid e non. Domenica, fin dal mattino, le ambulanze non riuscivano a scaricare i pazienti. Qualcuno spazientito ha contattato anche il 112. «Stiamo registrando una media di oltre 100 accessi giornalieri - conferma Càroli - non avendo posti letto disponibili in tutto l’ospedale, i pazienti sostano in Pronto soccorso per lunghi periodi. Il problema non è la presa in carico del paziente, ma il tempo di attesa per avere un posto letto che non c’è». Nello stesso pronto soccorso vi sono 5 pazienti Covid in attesa di essere trasferiti nel reparto dedicato, ma anche altri 10 negativi che attendono un posto nei reparti ordinari. 

Le carenze

Un caos, in cui emerge anche la mancanza cronica di personale: di medici al pronto soccorso, di infermieri in terapia intensiva. «Speriamo che una terapia intensiva basti - auspica il direttore dell’Unità operativa Rianimazione dottor Tonino Bernacconi -, il problema eventualmente dell’attivazione di una seconda unità sarebbe legato solo alla gestione e alla carenza cronica di infermieri». Dunque proprio adesso, in questa situazione di emergenza, è quantomai necessaria una presa di coscienza e un’assunzione di responsabilità di ciascuno: «Venite in Pronto soccorso solo se strettamente necessario e urgente – è l’appello del dottor Càroli -, siamo in difficoltà e lo ammettiamo. I nostri medici stanno facendo un tour de force, con turni massacranti ma più di così non possiamo fare». 

Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre, 08:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA