Trasferito il dirigente Arpam che voleva controllare la raffineria: «Esaudite le richieste dei vertici Api»

Trasferito il dipendente Arpam che voleva controllare la raffineria
Trasferito il dipendente Arpam che voleva controllare la raffineria
di Federica Serfilippi
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Venerdì 29 Luglio 2022, 03:35 - Ultimo aggiornamento: 16:50

FALCONARA - Che ruolo avrebbe avuto Giancarlo Marchetti, ex direttore generale Arpam, nella maxi inchiesta, denominata Oro Nero, aperta dopo l’incidente al TK 61 della raffineria Api? Per la procura l’ex manager avrebbe in più occasioni facilitato o assecondato le richieste dei vertici dello stabilimento, a volte anche in presenza di un palese «conflitto di interessi», essendo l’Arpam una delle agenzie deputate ai controlli all’interno della raffineria.

Marchetti divide l’ipotesi di abuso d’ufficio con l’ad Giancarlo Cogliati e il responsabile delle relazioni esterne dell’Api Francesco Luccisano.

Le intercettazioni

Stando alle intercettazioni degli inquirenti, i due vertici della raffineria avrebbero spinto l’ex direttore a trasferire ad altre mansioni un dipendente Arpam. In particolare, un dirigente - sempre secondo quanto ravvisato dalla procura - avrebbe esercitato «un’attività di controllo sulla raffineria sgradita all’Api». Il trasferimento, disposto nel marzo del 2021, per l’accusa sarebbe avvenuto proprio per «assecondare le richieste della dirigenza Api». Con il passaggio ad altra mansione, il dirigente si sarebbe visto riconoscere un trattamento retributivo inferiore «con un’aspettativa di progressione in carriera ridimensionata». 

L’abuso d’ufficio è contestato anche per la fornitura da parte di Api ad Arpam di cinque campionatori per rilevare la qualità dell’aria. Seppur gratuiti, per la procura la consegna avrebbe rappresentato per la raffineria «un indubbio ritorno pubblicitario». Si sarebbe trattato di «un anomalo accordo che vedeva il controllato (società Api) finanziare e mettere a disposizione del controllore (Arpam) gli strumenti per eseguire l’attività stessa di controllo». Oltretutto, in questo modo sarebbero stati rappresentati «risultati analitici inferiori a quelli reali». 
Nei confronti di Marchetti è stata anche ipotizzata l’istigazione alla corruzione per aver «sollecitato un posto di lavoro a Roma» non meglio precisato. La contropartita, stando alla procura, sarebbe stata il suo intervento con l’Ispra (ente di controllo) «affinchè non venisse data esecuzione alla diffida del Ministero dell’Ambiente per l’adeguamento delle prescrizioni Aia che avrebbe comportato alla società Api una spesa inizialmente stimata in 10 milioni di euro». Sulla rivelazione dei segreti d’ufficio: per la procura, l’ex direttore avrebbe preannunciato l’imminente ispezione dell’Arpam per la verifica di odori molesti.

La difesa 

Marchetti è difeso dagli avvocati Marina Magistrelli e Pierluigi Spadavecchia. «Non vedo l’ora di arrivare all’udienza» diceva ieri Magistrelli, sicura di poter smontare le accuse. Dalla ricezione della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, l’ex direttore avrà 20 giorni di tempo per decidere se farsi ascoltare dagli inquirenti o presentare una memoria difensiva. Sull’indagine coordinata dal Noe è intervenuta anche Legambiente: «La situazione ci lascia sorpresi e molto preoccupati - le parole del presidente Marco Ciarulli - i reati contestati sono gravi e auspichiamo ulteriori indagini per verificare l’effettivo stato di salute delle acque superficiali e della qualità dell’aria senza dimenticare le falde acquifere e il sottosuolo, serve fare chiarezza e al più presto»

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