I banditi dello spray sono pentiti a metà: «Tanti sbagli, non abbiamo colpe sulla strage»

I banditi dello spray sono pentiti a metà: «Tanti sbagli, non abbiamo colpe sulla strage»
I banditi dello spray sono pentiti a metà: «Tanti sbagli, non abbiamo colpe sulla strage»
di Federica Serfilippi
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Venerdì 11 Marzo 2022, 02:10 - Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 08:33

CORINALDO  - «Con il carcere siamo cambiati. Ci pentiamo dei nostri trascorsi, ma con i morti di Corinaldo non c’entriamo». Questo, in estrema sintesi, il senso delle dichiarazioni spontanee rese ieri in udienza da Raffaele Mormone e Badr Amouiyah, due dei sei ragazzi della Bassa Modenese accusati dalla procura di aver contribuito a creare la calca infernale all’interno della Lanterna Azzurra, la discoteca di Corinaldo trasformatasi la notte dell’8 dicembre 2018 in una trappola mortale dove persero la vita sei persone e ne rimasero ferite circa 200. Per l’accusa, a scatenare il fuggi fuggi scomposto dal locale era stato l’utilizzo di una bomboletta di spray al peperoncino, spruzzata per facilitare scippi e rapine di collanine d’oro. 

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Le dichiarazioni spontanee sono state rilasciate nell’ambito del processo che si tiene davanti alla Corte d’Assise d’Appello. I due, entrambi 22enni, erano in video-collegamento dell’aula dai rispettivi penitenziari in cui sono rilegati dall’agosto del 2019, quando erano scattati gli arresti per mano dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Ancona. In primo grado e considerando il rito abbreviato, Mormone è stato condannato a 12 anni e 4 mesi, Amouiyah a 10 anni e 5 mesi. Ai sei imputati, il gup aveva riconosciuto l’omicidio preterintenzionale, lesioni personali e singoli episodi di furti e rapine, ma non l’associazione a delinquere. Mormone e Amouiyah hanno preso le distanze dalla tragedia di Corinaldo: hanno detto che non c’entrano con quella notte d’inferno. Mormone, nel giudizio di primo grado, aveva ammesso la commissione di reati predatori: «La mia fonte di guadagno erano i furti nei locali. Quanti ne ho commessi? 22, 23, 24. Eravamo sempre in tre per i colpi, io nascondevo la merce. Ma non abbiamo mai utilizzato lo spray». 


A prendere le distanze dalla strage, la scorsa udienza, era stato anche il 23enne Andrea Cavallari (in primo grado 11 anni e 6 mesi): «Fino a quando avrò un filo di voce, continuerò a gridare la mia estraneità in merito alla tragedia di Corinaldo» aveva detto nelle sue dichiarazioni spontanee. A parlare ieri è stato anche l’avvocato Carlo De Stavola, difensore di Ugo Di Puorto, il 22enne condannato in primo grado a 12 anni e 4 mesi. Sua, stando alla procura, la traccia di Dna ritrovata sulla bomboletta da cui era stato spruzzato lo spray. Per la procura, la sostanza aveva creato il caos. Per il difensore potrebbero essere stati «i fumi di scena presenti all’interno della discoteca», erogati da due differenti macchinari. Uno, stando al legale, era sparito nella notte dell’8 dicembre «per poi essere trovato un mese dopo a San Marino».


L’avvocato Alessandro Cristofori, legale di Amouiyah ha puntato il dito contro le carenze strutturali e di sicurezza della Lanterna. Per i difensori non ci sarebbero i presupposti per parlare di associazione a delinquere, né di omicidio preterintenzionale. Per quanto riguarda gli altri due imputati: il 24enne Moez Akari è stato condannato dal gup a 11 anni e 2 mesi e il 23enne Souhaib Haddada a 10 anni e 11 mesi. Il 18 marzo è attesa la sentenza della Corte. 

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