Alessandra Matteuzzi uccisa dall'ex, gli audio choc: «Vivo nel terrore». In aula la testimonianza della madre che difende il figlio

La madre di Giovanni Padovani parlando del rapporto morboso tra i due ha definito la vittima "una donna non così matura, visto che aveva quasi la mia età"

Femminicidio Alessandra Matteuzzi, gli audio choc: «Vivo nel terrore». In aula la testimonianza della madre che difende il figlio
Femminicidio Alessandra Matteuzzi, gli audio choc: «Vivo nel terrore». In aula la testimonianza della madre che difende il figlio
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Lunedì 2 Ottobre 2023, 15:58 - Ultimo aggiornamento: 22:40

BOLOGNA - Nuova udienza nel processo nei confronti di Giovanni Padovani, l'uomo di Senigallia accusato di aver ucciso a martellate  Alessandra Matteuzzi, la sua ex compagna. In alcuni messaggi audio inviati dalla donna, si ascoltano parole di paura costante «che possa farle del male». Come quando a Ferragosto si fece mandare delle foto da un'amica in Calabria per simulare sui social di essere in vacanza, e non tappata in casa a Bologna come era nella realtà, per timore che la pedinasse.

L'udienza

In aula, oggi c'era la mamma dell'imputato, che incalzata in tribunale riferisce i messaggi angoscianti della vittima che le diceva: «Io non voglio morire.

Ho paura, perché lui è salito dal secondo piano'. Ma era tutto circoscritto e il contesto non lasciava presagire un esito cosi' drammatico. Per me, quello che è successo, è una cosa inconcepibile, impensabile, perchè Giovanni non è un ragazzo cosi', è tutt'altro», le parole di Virginia Centini, 58 anni, due in più della vittima, madre del presunto assassino, accusato di omicidio davanti alla Corte di assise.

Messaggi di terrore

In un altro messaggio, Alessandra Matteuzzi le scrisse: «Vivo nella paura. Con me non si sta comportando nel modo giusto, da sola con lui ho paura, e vivo nel terrore di dire o fare qualcosa di sbagliato ogni minuto perchè ho paura che lui si arrabbi». La mamma dell'imputato, più volte gli avrebbe detto di lasciar stare la compagna da cui era letteralmente ossessionato.

Incompatibili

La madre di Giovanni ha aggiunto che i due si chiamavano in continuazione, controllavano i like dell'altro, ma litigavano spesso, pur avendo una forte attrazione reciproca. «Conoscevano entrambi sempre le posizioni in cui si trovavano», tramite geolocalizzazione, e «quando si erano lasciati, se lui metteva un like a qualcuna sui social, lei lo chiamava per chiedergliene conto». «Questa signora - ha commentato riferita alla vittima - non era cosi' matura come pensavo fosse, visto che aveva quasi la mia età». 

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