Lavoro stagionale, appena l'estate farà bye bye sarà valanga di vertenze: 1 su 4 farà ricorso

Veduta della spiaggia e degli hotel di Pesaro
Veduta della spiaggia e degli hotel di Pesaro
di Luigi Benelli
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Domenica 17 Luglio 2022, 03:55 - Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 09:43

PESARO - Lavoro stagionale: dai camerieri ai baristi agli inservienti d’hotel, ai dati non si sfugge e uno su quattro fa vertenza. Il tema del turismo è centrale nel dibattito estivo e i nodi vengono al pettine. Soprattutto quello dei contratti applicati. Il centro studi Ires Cgil Marche ha delineato una fotografia degli ultimi anni, condizionati anche dal Covid.

In provincia di Pesaro i dati dello scorso anno contavano 3.110 contratti stagionali, dato in linea con quello pre-covid, ma molto superiore al dato 2014 quando i contratti furono 2642. Di questi 1.860 sono donne e le Marche risultano la tredicesima regione per le retribuzioni, in mezzo al guado. Le assunzioni nel 2021 in Regione sono state 14.862 un ulteriore segnale di aumento. Poi ci sono i comparti. Nella ristorazione in provincia di Pesaro risultano 8.631 dipendenti con un calo del 10% rispetto a prima della pandemia. Il tempo determinato è al 41,5% e l’indeterminato al 43,7%. All’interno di queste due tipologie c’è il part time con il 62,6% di contratti, gli stagionali sono il 14,8%.

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La retribuzione media annua lorda in provincia è di 5.551 euro, dato molto inferire ai 7483 euro prima del Covid. Per chi ha il contratto a tempo pieno la paga arriva a 11.466, ma per gli stagionali scende a circa 4000 euro e i part time quasi 6000 euro lordi l’anno. Risultano 2.732 i lavoratori nel comparto degli alloggi/hotel. In questo caso i contratti stagionali rappresentano il 56,5% del totale, quelli a tempo determinato il 19% e gli indeterminati il 24,5%. Tra questi il 54% è comunque part time. Le retribuzioni si aggirano su 6.361 euro lordi l’anno, in calo rispetto agli oltre 8000 euro l’anno pre pandemia. In questo comparto le Marche sono la 17esima regione per retribuzioni in Italia. Il tempo pieno e indeterminato a Pesaro vale oltre 18 mila euro l’anno, ma per i precari, part time e stagionali poco più di 4000 euro.

Il segretario provinciale Cgil Roberto Rossini evidenzia: «E’ un settore delicato perché qui si annidano varie tipologie di contratto e spesso parliamo di lavoro grigio quando si viene regolarizzati per 4 ore e se ne lavorano il doppio. Questo è il motivo per cui a fine stagione almeno un lavoratore stagionale su quattro, parliamo di un 25/30% va a fare vertenza e reclamo negli uffici dei sindacati e in altre sedi. C’è chi prosegue e chi rinuncia, ma è un segnale chiaro che parliamo di un comparto in cui i contratti ci sono, ma vanno applicati e non sempre accade. Spesso ci sono scorciatoie e altre tipologie meno rappresentative e al ribasso».

La Cgli avvisa

Barbara Lucchi, segretaria Filcams Cgil, puntualizza. «Nei fatti, purtroppo, il turismo resta un settore in cui si annidano dinamiche di vero e proprio sfruttamento a cui i giovani e anche i meno giovani non sono più disposti a sottostare. Illegalità diffusa, mancato rispetto delle norme contrattuali, contratti irregolari, lavoro povero, non qualificato, precarietà, sommerso strutturale, sono i mali ricorrenti del lavoro stagionale. Un ruolo quello degli stagionali determinante per la tenuta economica e la riuscita dell’attività in questo settore. Dieci, dodici ore al giorno; sette giorni su sette; senza riposo, senza prospettiva, senza futuro, senza dignità. La maggior parte dei contratti risultano essere part time, ma sappiamo tutti che non lo sono nella realtà». 

La corsa al ribasso

«La competitività - prosegue - si basa su una corsa al ribasso delle condizioni e del costo dei lavoratori, intesi più come uno strumento che come una risorsa, creando un danno ai lavoratori stessi ma non dimeno alle imprese più virtuose che ne subiscono l’effetto dumping. La flessibilità si traduce in ultra precarietà, tra volontariato e falsi tirocini, mentre il sommerso mantiene ancora il suo peso specifico in tanti comparti del turismo. Anno dopo anno, stagione dopo stagione, permangono condizioni di estrema precarietà; professionalità che in quanto precarie vengono spesso disperse; lavoro povero, irregolare ma in tanti non sono più disposti a lavorare a simili condizioni».
 

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