Quattro fasi e 510 milioni, ecco il piano dei cantieri lungo la Orte-Falconara. Entro il 2026 Roma più vicina di 39 minuti

Martedì 18 Maggio 2021 di Martina Marinangeli
Il Frecciabianca per Roma alla stazione di Falconara

ANCONA - La luce in fondo ai tunnel. Quelli che bucano la dorsale Appenninica per collegare Ancona a Roma su ferro. Dopo decenni a passo di bradipo, il potenziamento della Orte-Falconara fa un balzo in avanti e, grazie all’assist arrivato dai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza – e non solo – permetterà un recupero nei tempi di percorrenza stimato in 39 minuti.

 

La giunta ha approvato ieri il documento programmatico che definisce risorse e fasi di intervento, stilato dal gruppo di lavoro composto da ministero delle Infrastrutture, Rfi, Regione Marche e Regione Umbria. Un poker istituzionale costituito con un Protocollo d’intesa lo scorso 16 settembre.

L’atto
Il documento redatto si basa su tre pilastri: l’individuazione degli interventi infrastrutturali di medio termine e di lungo termine; gli interventi tecnologici, nel medio termine, per l’elevamento, su tutta la linea, della velocità di tracciato a 200 Km/h (e, dove questo non sia possibile per motivi infrastrutturali, si definirà con la progettazione la massima raggiungibile); la realizzazione del raddoppio su tutta la linea Orte-Falconara. Interventi che, in alcuni casi, non potranno essere finanziati con il Recovery Fund perché, per complessità di realizzazione, sforerebbero la deadline del 2026. Il cronoprogramma è scandito infatti in quattro fasi. La prima riguarda gli interventi che potranno essere realizzati entro il 2026, e dunque coperti con i 510 milioni di euro garantiti per l’opera dal Pnrr: il raddoppio PM228 (Fabriano)- Albacina, alcune fasi funzionali del nuovo collegamento PM228- Castelplanio, e parte degli interventi tecnologici finalizzati alla velocizzazione della tratta Orte- Falconara.

Per essere precisi, di queste tre partite solo il raddoppio di PM228-Albacina è completamente finanziato (48 milioni dal Pnrr e 2 dal Contratto di programma 2018-2019), mentre per le altre due mancano all’appello 147 milioni. Di qui, il senso della seconda fase, che prende in esame quegli «interventi che dovranno essere realizzati in continuità» con i tre precedenti e «per i quali occorre trovare la copertura finanziaria»: le restanti fasi funzionali del nuovo collegamento PM228- Castelplanio (135 milioni di euro) e le restanti parti degli interventi tecnologici nella tratta. (12 milioni).

Risorse che si conta di liberare con i prossimi Contratti di programma e, considerando che all’elaborazione del documento hanno collaborato anche Mit e Rfi, è corretto supporre che non ci siano impedimenti in tal senso. Fin qui, quello che si può fare entro il 2026. Poi inizia la parte in salita. In primis, il raddoppio della tratta Terni-Spoleto, un intervento da 572 milioni. A disposizione di questo tratto dell’opera ci sono per il momento solo 13 milioni: gli altri 559 andranno individuati nei futuri Cdp e la road map fissa il completamento entro il 2030. L’ultima fase riguarda il raddoppio della Fabriano-Foligno, un intervento complesso e costoso (circa 2 miliardi).

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