Ceriscioli è pronto a tornare. E il Pd va ancora in fibrillazione: in tanti non parlano ma c'è chi alza la voce

Venerdì 21 Maggio 2021 di Andrea Taffi
Luca Ceriscioli e l'ipotesi della segreteria regionale

ANCONA  - Sussurri e grida, silenzi e fronti aggrottate. La notizia del possibile ritorno in campo dell’ex governatore Luca Ceriscioli, in caso di congresso, come candidato alla segreteria regionale ha tutta l’aria di essere un macigno nello stagno del Pd Marche. Il day after dopo l’anticipazione del Corriere Adriatico di ieri corre sul filo del rasoio in una sorta di gioco degli specchi.

 

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I silenzi vanno interpretati, le parole hanno bisogno di un’occhiata in filigrana, l’angolo di visuale ruota difronte alla prospettiva del ritorno del “comandante Ce” (come l’avevano etichettato i suoi fedelissimi alla fine della prima emergenza Covid). 


Lo scatto del caleiodoscopio Pd consegna nuovi scorci. La prossima settimana potrebbe esserci l’assemblea regionale ma senza dimissioni di Gostoli la ruota per la nuova segreteria non parte. E Gostoli ha chiaramente fatto capire che seguirà le indicazioni della direzione: traghettare fino al congresso. Per quanto ancora è difficile capirlo, dovrebbero essere gli organi ufficiali a parlare e decidere. Assemblea in primis. Proprio per questo dopo il nulla di fatto in direzione ad aprile pare sia scattata, nell’area di maggioranza, la molla di richiamare Ceriscioli.
 


Che dopo il mezzo anno sabbattico in cattedra ha risposto presente. Ma ieri non ha voluto parlare,. Avrebbe messo solo una condizione come risposta a chi lo ha coinvolto: «Che prima si cerchi una soluzione reale in assemblea». Tipo il passaggio Zingaretti-Letta. Che Gostoli ha già cassato: «Che senso avrebbe? - è il pensiero del segretario dimissionario - significherebbe governare con organi vecchi, per due anni, limitando il raggio di azione del nuovo segretario». Lettura limpida. O furbamente limpida, come quelli che sottolineano il collegamento di tra Gostoli (che smentisce seccamente) al sindaco Ricci. Un gioco di specchi, appunto.

E per questo che Ceriscioli avrebbe dato il benestare alla candidatura in segreteria: per scuotere l’ambiente. Per dare tono all’opposizione in Regione o per non darla vinta a chi gli ha guastato la sua ricandidatura a Palazzo Raffaello (Ricci, che formalmente però ha sempre chiesto un cambio di passo alla Regione: «niente contro Luca» ha sempre detto il sindaco di Pesaro). Di nuovo gioco di specchi. Allora daccapo. Chi parla dopo il macigno nello stagno? Ricci e Mancinelli no («No grazie...» scrive la sindaca di Ancona), ma anche Agostini, Casini e Comi fanno passo. Silenzi di matrice diversa, lo scenario si fa interessante. Parla Fabbri, ex senatrice, fedelissima di Ceriscioli: «Senza le dimissioni di Gostoli stiamo parlando ancora di nulla.

Su Ceriscioli è noto cosa io pensi e credo che il Pd sarebbe cieco, ancor di più dopo la sconfitta, se rinunciasse a figure serie e competenti come la sua». Senza allontanarsi da Pesaro, la deputata Alessia Morani: «Quadro sconfortante. Qualcuno nel Pd pensa alla restaurazione del quadro politico che ci ha portato fin qui, una sonora bocciatura da nascondere come polvere sotto il tappeto. Serve un congresso di rifondazone del partito, aprirci alle civiche e alle parti sociali. Poi primarie per il segretario. Basta equilibrismi, è il tempo del coraggio e della generosità. Ciascuno di noi deve essere pronto a scendere in campo. E Ceriscioli merita più rispetto».


Poi Carancini, con finale a sorpresa: «Serve umiltà, niente stanze chiuse, discussione aperta a tutti. Ceriscioli sarebbe una scorciatoia interna non la volontà della base che vuole farsi un’idea. Poi se dopo questa discussione c’è Ceriscioli è una delle possibilità». Infine Bora, sfilatasi dalla maggioranza interna ma non il tanto che serve per andare alla minoranza. «Ceriscioli? Magari ma mai senza congresso vero. Dobbiamo coinvolgere la gente, questo è il primo punto, poi i nomi, non bisogna sbagliare»

Ultimo aggiornamento: 08:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA