Regione Marche decisa: «Tuffi vietati». In acqua si può andare solo per surf e pesca

Mercoledì 6 Maggio 2020 di Andrea Taffi
Tuffi ancora vietati: attenzione

Da una parte ci sono le foto sui profili social di lunedì 4 maggio: «Primo bagno di stagione». Dall’altra parte ci sono le ordinanze del presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli: quella che vieta integralmente l’accesso alle spiagge (numero 21 del 3 aprile) e quella che la revoca riaprendo le spiagge solo per camminare (numero 27 del 30 aprile). Per non parlare dell’ordinanza 38 del Comune di Ancona che esce sabato 2 maggio e prescrive sul territorio del capoluogo di regione il divieto integrale di accesso alle spiagge fino al 17 maggio. In tutti i documenti si cita espressamente che le misure sono «finalizzate al contenimento della diffusione del contagio da Covid-19». Tutto chiaro, apparentemente, tra i due estremi: i bagni sono vietati. 

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Il segretario generale di Palazzo Raffaello Deborah Giraldi che fin qui ha infilato tutte le interpretazioni amministrative dal verso giusto non si sposta: «Accesso alle spiagge sì, bagni non consentiti. Le norme sono chiare». Poi, però, alla prova dei fatti ci sono quelli che in acqua ci sono andati: in tempi normali le temperature del 4 maggio valevano ampiamente un tuffo anche con acqua gelida. Ma in questo tempo così particolare se tutti gli sforzi devono essere volti a tenere sotto controllo le occasioni di assembramento (e quindi di potenziale contagio) non è detto che dietro l’angolo non ci sia il rischio di cavillo. Partiamo dal decreto del presidente del consiglio dei ministri del 26 aprile che riapre alle attività sportive individuali e nel successivo chiarimento specifica tra di esse figurano windsurf e kitesurf. Le Marche aggiungono anche un altro particolare. Decreto del governatore Ceriscioli numero 142, sempre del 30 aprile. 

L’articolo 2 consente gliper svolgere attività motoria ma «in maniera individuale sempre nel rispetto delle norme di precauzione del distanziamento sociale e dell’utilizzo dei dispositivi di protezione per quanto applicabili». Il dubbio si accende anche se l’ordinanza 27 concede accesso alle spiagge solo per passeggiare. Proseguiamo la lettura. Articolo 3, comma uno: «È ammesso lo spostamento all’interno del territorio regionale per lo svolgimento in forma amatoriale di attività di pesca sportiva, comprese le attività subacquee». E questi della pesca sportiva non fanno il bagno? Chi a Senigallia fa 20 metri in acqua e pesca dietro alle scogliere i mitili, i moscioli, si sta dilettando in tema di pesca sportiva o ha trovato l’escamotage per fare il bagno? Torniamo all’ordinanza 142, articolo 3. Al punto b viene fissato un confine preciso. «La pesca sportiva - si legge - deve essere svolta da persona abilitata all’esercizio della pesca sportiva e ricreativa in possesso di copia della comunicazione effettuata ai sensi del decreto ministeriale 6 dicembre 2010». 

Il decreto citato, emanato dal ministero delle Politiche Agricole, dice in sintesi che questo tipo di attività va dichiarato al ministero. E se ci fosse un controllo, va esibito l’invio di questa specifica comunicazione altrimenti va sospesa l’attività di pesca. In Regione, vicino a Ceriscioli, c’è chi ha fornito un’interpretazione estensiva di questo punto: «I bagni sarebbero tollerati sempre nel rispetto delle distanze». Per la Giraldi vale il no. Idem per la direzione marittima della guardia costiera che insieme ai comuni è tenuta a vigilare sulle spiagge. «Bagni vietati - puntualizza il contrammiraglio Moretti - non ci sono interpretazioni mediane». 

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