Usca, un anno di lavoro senza sosta nell'emergenza Covid. «A marzo visitati ben 500 pazienti»

L'Usca
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di Giulia Sancricca
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Domenica 18 Aprile 2021, 08:35

RECANATI - Unità speciali di continuità assistenziale: Usca. Nacquero con questo nome, un anno fa, dietro decreto ministeriale, i gruppi dedicati all’assistenza domiciliare dei pazienti contagiati dal Covid. Giovani professionisti che, dopo essersi candidati volontariamente, sono stati reclutati dalle Aziende sanitarie per prendere in carico, ogni giorno, la gestione del paziente affetto dal virus, su segnalazione del medico di famiglia. Obiettivo: curare i pazienti a casa, evitando il sovraffollamento ospedaliero. 

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Ed a distanza di un anno, a stilare il bilancio di una attività che, alla sua nascita, non si pensava sarebbe durata così a lungo, è la dottoressa Ilaria Pavoni, medico di famiglia a Recanati, attiva nella squadra del Distretto di Civitanova Marche che copre il territorio di Montefano, Recanati, Porto Recanati, Potenza Picena, Civitanova, Montelupone, Morrovalle, Montecosaro, Monte San Giusto. «All’epoca - dice - si pensava che l’Usca sarebbe stata necessaria per un paio di mesi, tanto che siamo ancora in un container. Ora abbiamo acquisito molte informazioni sul Covid, ma all’inizio è stato un tuffo nel buio: ci siamo dovuti inventare un metodo di lavoro e confrontarci con livelli sempre crescenti di difficoltà. La seconda ondata ci ha travolto. La terza ci ha trovato preparatissimi: solo nel mese di marzo abbiamo visitato circa 500 pazienti, molti dei quali presi in carico e rivisitati più volte». 


Dopo un anno di attività il bilancio è quello di un team in crescita «che ha iniziato con 5 medici e gli infermieri Asur in carico all’Adi, coprendo da solo un’area di 130mila abitanti e prestando inoltre l’assistenza medica in tutti i focolai nelle case di riposo vicine. In autunno, con la seconda ondata, è stata aggiunta una seconda squadra ed al momento i medici in servizio sono 11 coadiuvati da 4 infermieri fissi più altri in turnazione e 4 medici senior con la funzione di coordinatori che si interfacciano con i medici di famiglia. Oggi, oltre ad avere un’altra unità, siamo stati dotati di nuove strumentazioni come un ecografo portatile per poter effettuare ecografie polmonari direttamente a casa e gli strumenti per effettuare emogasanalisi. Al momento ci stiamo organizzando in prima persona per poter fare anche gli esami ematici a domicilio. È un po’ come quando si creano gli ospedali da campo: ogni tanto aggiungi un pezzo».

Oltre alle cure mediche, però, anche la necessità di essere vicini umanamente ai pazienti. 
«Abbiamo lavorato tanto, spesso anche fuori orario, esaudendo, con spirito d’aiuto, richieste di servizi fuori dalle nostre mansioni - prosegue Ilaria Pavoni - . A volte ci troviamo davanti a sindromi ansiose dovute al bombardamento di notizie che da un anno ci assalgono. Altre volte condizioni di disagio sociale: si pensi alla condizione di confinamento a casa che può contribuire a creare tensione all’interno di una famiglia in quarantena o agli anziani che vivono la malattia e la paura lontano dagli affetti. Oltre che curarli nella maniera più efficace, per quanto in nostro potere e sempre di concerto con il medico li famiglia, li tranquillizziamo e le persone ce lo stanno riconoscendo, ci ringraziano e sono rassicurati dalle nostre visite».

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