I primi risultati delle analisi tecniche. «I telefonini di figlia e nipote di Rosina resettati dopo la morte della donna»

Domenica 24 Gennaio 2021 di Benedetta Lombo
Rosina Carsetti

MONTECASSIANO - Se Rosina Carsetti è stata uccisa da un ladrorapinatore, perché dopo l’omicidio figlia e nipote hanno resettato i cellulari? Quali problemi avevano riscontrato i dispositivi di madre e figlio dopo la morte del loro congiunto più prossimo? Quali dati dovevano essere cancellati? Perché? Sono interrogativi che emergono dopo aver letto i primi risultati delle analisi depositate dal consulente tecnico della procura, Luca Russo, che ha analizzato i cellulari degli indagati (marito, figlia e nipote di Rosina) e le telecamere posizionate nelle immediate vicinanze della villetta di via Pertini 31. 

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Si tratta di una relazione preliminare in cui l’analista forense ha messo nero su bianco ciò che è emerso dalle indagini informatiche eseguite sui dispositivi sequestrati a partire dal 4 gennaio scorso. E tra le conclusioni spunta proprio questo, che i cellulari di Arianna Orazi e di Enea Simonetti sono stati resettati “in epoca successiva al fatto”, secondo fonti investigative. Per quale motivo? Volevano cancellare delle circostanze a loro sfavorevoli? Una risposta precisa possono fornirla solo i diretti interessati. 
Ma le domande che sorgono quasi spontaneamente dopo la prima è quali file sono stati cancellati? E, ancora più importante, è possibile recuperarli? Un barlume di speranza resta acceso, lo stesso consulente, in precedenza, aveva infatti spiegato che con alcuni programmi e dispositivi di ultima generazione è possibile recuperare dati che sono stati cancellati, adesso c’è da appurare se è possibile farlo anche in questa circostanza. Sicuramente la pulizia fatta sui cellulari, insieme ad altre circostanze, non depongono a favore dei familiari di Rosina, particolari che sono stati resi noti dalla stessa Arianna in un’intervista al programma di Rete 4, “Quarto grado”, che danno spazio a dubbi e domande. 
A iniziare dalla circostanza per la quale il rapinatore avrebbe sfilato i due calzini indossati dalla figlia della vittima per poi infilarli uno in bocca a lei e uno in bocca al papà una volta sceso al piano sottostante. Arianna ha riferito di essere riuscita a liberarsi del calzino (infilato in bocca ma senza essere bloccato con del nastro isolante o dello scotch) solo quando davanti a sé ha visto il figlio appena rientrato dal supermercato (dopo un’ora e mezza trascorsa nel parcheggio il pomeriggio della vigilia di Natale). A febbraio ulteriori elementi emergeranno dagli accertamenti dei Ris a Roma.

 

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