Rosina, tre telefonate prima di morire. Sopralluogo nella villetta, restano pareri diversi sull’effrazione

Venerdì 22 Gennaio 2021 di Benedetta Lombo
Gli avvocati dei familiari di Rosina

MONTECASSIANO - Tre telefonate fatte da Rosina a pochi minuti l’una dall’altra a tre persone diverse prima di morire. A due di queste non è stato risposto, la terza è al vaglio degli inquirenti. Erano richieste di aiuto? Il prossimo 5 febbraio a Roma inizieranno gli accertamenti irripetibili dei Ris sui soldi sequestrati alla figlia della vittima, sui campioni di materiale biologico estratto dalle unghie della vittima e altro materiale sequestrato.

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Le telefonate
Ma iniziamo dalle telefonate. Circa una settimana fa avevamo anticipato di una telefonata fatta da Rosina Carsetti il pomeriggio del 24 dicembre scorso, pochi minuti prima delle 17, ad un’amica, che però non aveva risposto. Il dubbio se quella fosse stata un’estrema richiesta di aiuto (secondo il medico legale Roberto Scendoni la morte della casalinga 78enne andrebbe collocata tra le 16.30 e le 18.30, ndr) con i nuovi elementi emersi, si fa ancora più forte. Perché dai tabulati telefonici del telefono in uso a Rosina sono emerse tre chiamate in uscita verso tre numeri differenti, l’ultima telefonata è delle 16.57. Due sono rimaste senza risposta, una terza è al vaglio degli inquirenti, avrebbe infatti una durata di 10-12 secondi compatibile o con una conversazione molto breve, oppure con una chiamata senza risposta in cui è scattata la segreteria telefonica. Ma perché Rosina avrebbe provato a chiamare tre persone diverse a pochi minuti di distanza in un orario che a posteriori si sa essere compatibile con la sua morte? Si sentiva in pericolo e aveva provato a chiedere aiuto? Ma se è così perché non ha chiamato il 112 o il 113? 

Le domande
Forse per lo stesso motivo per cui si sarebbe rivolta a un centro antiviolenza e non ai carabinieri. Le domande corrono, le risposte faticano ad arrivare. Alcune però potrebbero esserci già oggi quando il consulente della procura, l’analista forense Luca Russo, dovrebbe depositare la relazione preliminare effettuata sui telefoni e altro materiale informatico sequestrati ai familiari di Rosina (il marito Enrico Orazi, la figlia Arianna e il nipote Enea Simonetti tutti indagati per omicidio) e sulle telecamere. Proprio ieri al consulente è stato conferito l’incarico per effettuare ulteriori analisi sul computer che era nel negozio di autoricambi di Arianna e su due computer e due Tablet trovati nella villetta di via Pertini. Villetta dove ieri è stato eseguito un ulteriore accesso dal consulente nominato dal procuratore Giovanni Giorgio e dal sostituto Vincenzo Carusi, Andrea Violoni insieme all’ausiliario Marco Tirabassi. 

L’ispezione
Hanno effettuato l’ispezione della portafinestra dalla quale, per i familiari, sarebbe passato il ladro che poi ha ucciso Rosina. Erano presenti anche il consulente di parte, l’ingegnere Simone Guaitini, e i legali Andrea Netti e Valentina Romagnoli. «Se il consulente della procura – ha commentato Netti – resterà sulla linea della Scientifica, che i segni sono quelli dell’usura e non dell’effrazione, ci sono enormi spazi per smontare la loro ricostruzione e queste cose le faremo in dibattimento». Il 5 febbraio intanto a Roma i Ris inizieranno gli accertamenti sui 2mila euro trovati nella borsa di Arianna per verificare se vi siano impronte di Rosina, sui campioni biologici prelevati dalle unghie e sui tamponi facciali della vittima, e su altro materiale (i cavi degli aspirapolveri, calzini, cassetti, ecc.).

 

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