Uccisa nella villetta, i familiari di Rosina in silenzio dal pm. La difesa: «Sono tutti molto frastornati»

Venerdì 8 Gennaio 2021 di Benedetta Lombo
Il nipote di Rosina Carsetti, Enea, all'uscita dalla caserma dei carabinieri dopo l'interrogatorio

MACERATA - Non una parola, né in caserma davanti al pm, né fuori ai giornalisti. Non una parola né su quello che è accaduto la sera della vigilia di Natale, né sulle contestazioni che vengono mosse (l’omicidio aggravato della loro familiare, Rosina Carsetti di 78 anni, la simulazione di reato e il favoreggiamento) né sul dolore di non avere più con sé una moglie, una mamma e una nonna, uccisa a detta loro da un rapinatore entrato in casa un’ora prima del cenone della vigilia in cerca di soldi. 

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Ieri Enrico Orazi, 81 anni, la figlia Arianna, di 48, e il nipote Enea Simonetti, 20 anni, davanti al Pm Vincenzo Carusi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Una scelta già presa nei giorni scorsi e anticipata dai loro legali Andrea Netti e Valentina Romagnoli. Così dopo circa un’ora e mezza sono usciti dal comando provinciale dei carabinieri e si sono diretti verso la jeep Rubicon nera di Enea. Sul silenzio dei tre familiari il legale Romagnoli ieri ha spiegato: «La situazione è delicata prima di tutto dal punto di vista umano, Enrico Orazi su tutti è molto provato anche da un punto di vista fisico e di salute in questi giorni. Riteniamo che debba essere garantito il massimo rispetto a queste persone che sono state travolte da un lutto e da una vicenda giudiziaria e sono molto frastornati».

Se il marito di Rosina si è avvalso della facoltà di non rispondere perché stanco e provato, per il nipote Enea i legali hanno deciso che non fosse questo il momento di parlare. «Quando è stato sentito la notte del 24 – ha spiegato l’avvocato Netti – sembrerebbe che abbia detto una cosa sulla quale iniziava a entrare in contraddizione, magari una contraddizione può esserci stata perché quando Enea è stato sentito, di notte dopo 4 ore di semi-interrogatorio era sfinito e magari qualcosa l’ha detta in maniera sbagliata. Entro la fine della prossima settimana avremo una pista compatibile con la vicenda. Abbiamo tante persone da sentire, non meno di cinque».

«È una pista molto delicata - spiega l'avvocato -, ci sarebbero persone che si sono avvicinate nell’ultimo periodo alla signora e che si sono auto-bollate amiche ma che amiche non sono. Stiamo facendo nostre indagini partendo dalla ferma convinzione che la ricostruzione dei familiari è vera e genuina. Abbiamo iniziato a scavare nella vita della signora e a scoprire dettagli importanti, intratteneva rapporti con persone alle quali rivendeva le sue cose, alcuni gioielli sarebbero stati rivenduti a un compro-oro, altri beni venduti a persone che lei frequentava dal 2020. La storia dei maltrattamenti è una bufala clamorosa e abbiamo avuto diversi riscontri di persone che frequentavano la casa che all’idea dei maltrattamenti si sono messi a ridere, così come quella della reclusione, dal momento che la signora tutti i giorni faceva colazione fuori e andava a pranzo almeno in due ristoranti della zona. La pista che iniziamo a costruire oggi è molto valida».

Domani nuovo sopralluogo nella villetta di via Pertini teatro del delitto.
 

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