Il procuratore Rastrelli: «Alika è morto per asfissia violenza e schock emorragico interno»

Il procuratore Rastrelli: «Alika è morto per asfissia violenza e schock emorragico interno»
Il procuratore Rastrelli: «Alika è morto per asfissia violenza e schock emorragico interno»
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 3 Agosto 2022, 01:30 - Ultimo aggiornamento: 17:16

CIVITANOVA - «Asfissia violenta con concomitante schock emorragico interno». Alika Ogochukwu è morto così: asfissiato sotto il peso di Filippo Ferlazzo che nel giro di pochi minuti si è trasformato in un killer spietato che non ha lasciato scampo all'ambulante nigeriano di 39 anni. Alika è morto per strada,  in corso Umberto I a Civitanova, sotto gli occhi dei passanti che hanno chiamato le forze dell'ordine ma non sono intervenuti per tentare di  fermare la spaventosa aggressione. Forse per paura, forse per indifferenza. Ma questa è un'altra storia. L'unica verità è che adesso questo giovane padre di famiglia, che vendeva fazzoletti per racimolare qualche euro, ieri era disteso all'obitorio dell'ospedale civitanovese dove si è svolta l'autopsia.

 

E oggi il procuratore facente funzioni Claudio Rastrelli, ha inviato una nota  in attesa del deposito della consulenza tecnica autoptica «tenuto contro della particolare gravità e rilevanza del caso». Dunque la Procura chiarisce che «in via preliminare la causa del decesso del cittadino nigeriano Alika Ogochukwu è da individuarsi in asfissia violenta con concomitante schock emorragico interno».  L’autopsia è stata effettuata ieri mattina sul corpo di Alika Ogochukwu aggredito e ucciso a colpi di stampella e a mani nude venerdì scorso lungo corso Umberto I da Filippo Ferlazzo, 32enne salernitano in carcere con l’accusa di omicidio volontario, aggravato dai futili motivi, e rapina. 

Secondo quanto trapelato al termine dell’esame che si è svolto all’obitorio dell’ospedale di Civitanova, le cause della morte sarebbero compatibili con lo schiacciamento del corpo, da cui sarebbe probabilmente scaturito il soffocamento. Poi confermato dal procuratore Rastrelli che ha anche evidenziato uno schock emorragico interno.  Restano però da chiarire alcuni aspetti, come dichiarato dal medico legale incaricato dalla Procura, Ilaria De Vitis, e dalla collega nominata dai familiari della vittima, Francesca Tombesi. 

Gli ulteriori approfondimenti


La dottoressa De Vitis, alla folla di giornalisti in attesa all’uscita dell’obitorio, ha detto solo che «sono state effettuati dei prelievi che saranno utilizzati per successive indagini». Poche parole anche dall’anatomopatologa di parte, nominata dai familiari di Alika. «Serviranno ulteriori approfondimenti - ha spiegato Tombesi - . Dovranno essere effettuati esami istologici. Ma non è stata ancora fissata la data in cui avranno luogo». Non si sbilancia nemmeno Francesco Mantella, l’avvocato della vittima, che preferisce mantenere uno stretto riserbo. «Credo sia giusto in questa fase – si è limitato a dire – . È stata una precisa indicazione del Pm e procuratore di Macerata, Claudio Rastrelli». E se da un lato l’esame è servito a fare chiarezza, dall’altro per i familiari della vittima, la giornata di ieri ha aggiunto altro strazio. È stata una mattinata in cui le urla di disperazione della vedova, Charity, hanno aggiunto ancor più dolore alla vicenda che ha lasciato sgomenta l’Italia. «Filippo, perché me l’hai ucciso?» continuava a chiedere la donna che ha voluto vedere per l’ultima volta suo marito. «Un momento straziante» - ha commentato il legale dei familiari di Alika, Francesco Mantella. Charity è stata accompagnata dal cognato Eddie e da un’amica di famiglia, un pastore della comunità di cristiani pentacostali. La donna, credente, assicura di non «volere vendetta, ma solo giustizia». È stata più volte sorretta dai due accompagnatori fino a quando è crollata a terra davanti alla salma.

Black lives matter


A portare a Civitanova un messaggio che negli Usa è diventato movimento di protesta dopo le morti di afroamericani dovute ad interventi della polizia è stato proprio Eddie che parlando con i giornalisti ha ribadito: «Black lives matter» (Le vite dei neri contano). «Dobbiamo far capire ai governanti e a tutti i cittadini che anche noi abbiamo vite da vivere - ha scandito Eddie in inglese – . È successo perché sopra c’era un ragazzo bianco e sotto uno nero». L’autopsia è iniziata poco prima di mezzogiorno e si è prolungata per oltre quattro ore. Una lunga giornata quella al piano più basso dell’ospedale di Civitanova. Solo nei prossimi giorni potranno essere date le prime indicazioni ufficiali e decisi data e luogo dei funerali. Intanto emergono nuovi dettagli sulle indagini. «Alika era vivo quando me ne sono andato, respirava». Questo ha riferito Ferlazzo al Gip durante l’udienza di convalida. Nell’ordinanza emerge infatti che i due poliziotti hanno bloccato il 32enne alle 14.11 mentre la morte di Alika risale alle 15 circa. Ci sono dunque 49 minuti da valutare e che potrebbero incidere sulle valutazioni della Procura. 

La difesa

Il legale di Ferlazzo, l’avvocato Roberta Bizzarri, attende di conoscere i dettagli dell’autopsia. La difesa non ha nominato un medico legale di parte. «È stata una scelta fatta per abbassare i toni - ammette Bizzarri - e perché la dinamica della morte di Alika ci sembra evidente». Dopo l’udienza di convalida dell’arresto, ieri l’avvocato non ha risentito il suo assistito. «Per telefono non è possibile - spiega -. So che non ha incontrato nemmeno la mamma (l’architetto Ursula Loprete, ndr) con cui mi sono sentita telefonicamente nei giorni scorsi ed è stata molto collaborativa a fornire tutti gli elementi necessari alla causa». Sempre ieri, nel palazzo del governo di Macerata, si è svolto un incontro tra il prefetto Flavio Ferdani, il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica e quello di San Severino (città dove viveva Alika) Rosa Piermattei, con i funzionari e rappresentanti della comunità nigeriana insieme al presidente della Provincia Sandro Parcaroli. Dal confronto è emersa la volontà di offrire un ulteriore sostegno alla famiglia del nigeriano. L’obiettivo ribadito dagli amministratori è quello di dimostrare che alle loro città non appartiene l’etichetta del “razzismo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA