Corridonia, costi quadruplicati, Stortoni: «Ristorante aperto solo per gruppi e su prenotazione»

Costi quadruplicati, Stortoni: «Ristorante aperto solo per gruppi e su prenotazione»
Costi quadruplicati, Stortoni: «Ristorante aperto solo per gruppi e su prenotazione»
di Giulia Sancricca
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Venerdì 2 Settembre 2022, 09:48 - Ultimo aggiornamento: 11:28

CORRIDONIA - Seimila euro di spese in più ogni mese. È quanto pesano i rincari sul ristorante Da Muruschì a Corridonia che risponde a questo difficile momento storico lavorando solo su prenotazione, per cerimonie o gruppi di minimo 8 o 10 commensali: menù e prezzo stabiliti prima. Aumentano le bollette e le materie prime, cambiano le abitudini delle persone, e così anche i ristoranti che finora non hanno mai avuto difficoltà a riempire il locale sono costretti a cambiare modo di lavorare.

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Paolo Stortoni, titolare del ristorante di Corridonia, aveva già intrapreso questa politica a dicembre scorso, quando l’ombra dei rincari era ancora lontana. Inizialmente i motivi della scelta erano diversi, ma oggi ammette che i rincari lo avrebbero comunque portato a intraprendere questa direzione.

La decisione

«Quando abbiamo scelto di lavorare su prenotazione e di fare un banco gastronomia - dice Stortoni - la volontà principale era quella di allentare con i ritmi, anche se abbiamo comunque iniziato una spending review perché l’organizzazione è rimasta a conduzione familiare, mentre prima avevamo quattro dipendenti. Oggi ammetto che le difficoltà del momento ci avrebbero portato lo stesso a questa decisione. Anzi, adesso stiamo riflettendo se andare avanti o no. In questo momento lavoriamo gratis, ci accontentiamo di mettere in tasca poche centinaia di euro al mese, ma se la situazione dovesse peggiorare non aspetteremo la rimessa. Piuttosto preferiamo chiudere».

I prezzi

«Per noi le spese sono quadruplicate. Siamo costretti a sostenere aumenti di cui non comprendiamo le motivazioni, perché molti dei rincari non sono legati alla guerra. Per le vaschette dell’asporto del cibo siamo passati da una spesa di 400 euro al mese a 1.500. Per non parlare di gas, luce, materie prime e il semplice mantenimento del bagno: sapone, carta igienica e fazzoletti per asciugare le mani costano molto di più. Dal canto nostro - confida - abbiamo ritoccato i prezzi, ma di poco, altrimenti non avremmo avuto più clienti. Fortunatamente lavoriamo con una fascia medio-alta che non ha ancora rinunciato al ristorante, ma abbiamo seimila euro in più al mese di spese. Ora lavoriamo solo su prenotazione con gruppi di almeno 8 o 10 persone. Stabiliamo precedentemente il menù e il prezzo, così acquistiamo solo quello che serve. Se non conviene non apro affatto».

La pandemia

Le difficoltà legate ai rincari arrivano poi in un momento in cui il settore della ristorazione era appena uscito dalle restrizioni dovute alla pandemia. Era stato questo, infatti, uno dei settori più colpiti dal Covid e ora che provava a rialzare il capo ha avuto l’ennesima batosta. «Mi rendo conto che la situazione è difficile per tutti - prosegue -. Vado spesso fuori regione e mi confronto con altri colleghi ristoratori che, pure nei luoghi più scelti dai turisti, in questo momento fanno fatica ad arrivare a fine mese. Stessa situazione per chi lavora sulla costa: non è detto che le tante presenze rappresentino comunque un guadagno in questo periodo».

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