Ester alza bandiera bianca: «Il ristorante rimane chiuso, non dormirei per lo stress»

Mercoledì 27 Maggio 2020 di Leonardo Massacesi
Cingoli, Ester alza bandiera bianca: «Il ristorante rimane chiuso, non dormirei per lo stress»

CINGOLI - «La paura di non aver rispettato tutte le regole e magari andare a letto dopo una giornata lavorativa con il pensiero di non aver fatto bene tutto quello che c’era da fare, mi ha spinto a non riaprire. Vogliamo andare a dormire tranquilli. Ci piange il cuore ma abbiamo deciso di restare chiusi, almeno per un periodo. Un mese, due mesi? Vediamo».

LEGGI ANCHE:
Coronavirus, è arrivato il giorno tanto atteso: zero nuovi positivi nelle Marche/ I test effettuati in tutta Italia in tempo reale

Domani il Corriere Adriatico si fa in tre: giornale, inserto speciale e una mascherina in omaggio

È quanto racconta Ester Calzolari (conosciuta da tutti come “Nena”) la 68enne titolare (nonché cuoca) del ristorante Osteria del Foro, locale noto per la sua cucina “casareccia”, aperto circa 20 anni fa in località Castel Sant’Angelo e che gestisce con il marito Giovanni Paciarotti. Parla di una situazione stressante.
La sua è l’unica voce fuori dal coro tra i ristoratori cingolani che dopo il lockdown stanno provando a ripartire anche se con sofferenza.
 
«I clienti ci chiamano per sapere quando riapriamo e questo mi fa un gran piacere perché vuol dire che li abbiamo trattati bene - spiega la ristoratrice – e a tutti rispondiamo che al momento non abbiamo deciso e che ancora non siamo in grado di fissare una data. Addirittura c’è gente che vuol prenotare fin da adesso per agosto. Ma non possiamo farlo. Non è proprio il caso di prendere prenotazioni. Ci sono tante cose da chiarire: dalle spese che dobbiamo sostenere per metterci in regola ai posti disponibili imposti con i limiti delle ultime disposizioni regionali. Nel nostro locale prima potevamo mettere comodamente 100-110 persone, ora dopo una prima misurazione dovranno essere meno di trenta. Anche i tavoli che si trovano sotto la veranda dovranno essere tolti per fare spazio al percorso che dovrebbe essere riservato per l’uscita. Conviene tenere aperto per così poche persone? È da valutare tutto con molta attenzione».

La situazione 
Forse è arrivato il momento per riposarsi un po’ dopo aver lavorato duramente per 20 anni. «In realtà sono quasi tre mesi che ci riposiamo – aggiunge sorridendo la ristoratrice –. La voglia di ripartire c’è ma finché io e mio marito non ci sentiamo tranquilli le porte del locale rimarranno chiuse. E soffriamo a tenerle chiuse sia per i nostri clienti che per il personale, a cui vogliamo bene. Ci dispiace anche per i dipendenti. Personale e titolari erano un’unica famiglia anche se ognuno con i propri ruoli. In questo momento di pausa cercheremo di capire meglio come si dovrebbe aprire. Poi facciamo due conti. Se apriamo vogliamo farlo in sicurezza per noi, per il personale e per i clienti». Chi invece, tra gli altri, ha aperto già da una settimana è il ristorante Ragno d’Oro in piazzale Carducci, che purtroppo ha dovuto fare i conti con un calo di lavoro tra il 70 e l’80% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. «Questa prima settimana è stata un disastro – ammette il titolare Mauro Luccioni che gestisce il locale da tre anni con suo fratello Fabio –. La gente ha ancora paura. Speriamo che con il passar dei giorni prenda più coraggio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA