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Pescatori, spiraglio per Porto San Giorgio: «I rincari? Costi raddoppiati per il gasolio, ma noi teniamo duro»

Pescatori, spiraglio per Porto San Giorgio: «I rincari? Costi raddoppiati per il gasolio, ma noi teniamo duro»
Pescatori, spiraglio per Porto San Giorgio: «I rincari? Costi raddoppiati per il gasolio, ma noi teniamo duro»
di Serena Murri
3 Minuti di Lettura
Sabato 13 Agosto 2022, 04:20 - Ultimo aggiornamento: 12:36

PORTO SAN GIORGIO - Bene il settore ittico. Le incognite della stagione sembrano dissiparsi, tra caro prezzi e aumento dei carburanti. Il comparto è riuscito a tenere botta ai picchi del gasolio. Qualche conseguenza in più per la pesca a strascico.

Federico Quondamatteo, armatore di un peschereccio che arriva a 7 miglia e pesca fino a un massimo di 30 miglia il pesce novello, rimarca: «Ci siamo fermati l’altra notte anche se il fermo effettivo partirà da lunedì per noi dello strascico. Comunque la stagione sta andando bene. L’unica cosa è che lavorando con i rincari del gasolio, il ricavo risulta minimo. Abbiamo ridotto il pescaggio di un giorno, uscendo solo due giorni a settimana. Si lavora bene, ma alla fine rimane poco: un pieno di gasolio a settimana costa anche 8mila euro».


La aree

Questa settimana, in seguito al fermo da Trieste a Civitanova, il prezzo del pesce è statopiù alto. Quondamatteo si è privato di un dipendente «e più di questo - dice - non possiamo fare. Il prezzo del pesce lo fanno i commercianti all’asta. Adesso ci fermiamo e riprenderemo il 23 settembre. Il gasolio ha avuto un leggero ribasso, speriamo continui». Va meglio per i vongolari. Germano Fragoletti, presidente del Covopi, conferma: «Peccato vi sia tanta merce di qualità ma sottodimensionata. Noi ci autoregoliamo e abbiamo ridotto le uscite a due a settimana. Peschiamo il lunedì e il venerdì e diamo modo alle vongole di riposare e crescere. Non è escluso che più in là potremo andare incontro a qualche altro mese di fermo. Per il momento possiamo andare avanti tranquillamente, il carburante incide relativamente, trattandosi di 2 o 3 ore di pesca giornaliere, sia a livello ambientale che come conteggio di carburante. Sono ammortizzabili, anche se sono costi raddoppiati rispetto a prima. Siamo l’unico settore della pesca che è riuscito a mantenere nel tempo tutte le imbarcazioni. Creando il consorzio, siamo riusciti ad autogestirci».

Basilio Ciaffardoni, del Consorzio piccola pesca, ricorda: «Noi seguiamo molto la stagionalità delle catture. Ora siamo concentrati su pannocchie, sogliole e razze. Peschiamo fino a 3 miglia nelle reti da posta. Le seppie, quest’anno, sono andate malissimo. La piccola pesca non ha mai avuto grandi picchi ma allo stesso tempo non li ha avuti nemmeno in negativo. Una soluzione intelligente è stata quella di creare un consorzio per vendere il pescato, senza dover passare per forza dal mercato ittico, per le piccole quantità che erano difficili da commercializzare».
La particolarità
«Siamo - chiosa - gli unici produttori di pesce fresco. Una concentrazione di piccoli produttori che riesce a garantire la richiesta, anche per il brodetto. Noi non facciamo fermi, siamo fermi quando il mare è grosso, avendo piccole imbarcazioni».

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