Acqua, cresce l’allerta. E sulle nuove sorgenti è braccio di ferro. La crisi idrica allarga la caccia alle fonti, nel mirino i progetti della Ciip

Domenica 19 Settembre 2021 di Francesca Pasquali
Guerra dell acqua: «No alle sorgenti sui monti Sibillini». La crisi idrica allarga la caccia alle fonti, nel mirino i progetti della Ciip

FERMO  - È una furia Domenico Ciaffaroni. Dopo la proposta di Ermanno Consorti di captare l’acqua dalla sorgente dell’Ambro per far fronte alla crisi idrica e l’apertura di Giacinto Alati a nuove captazione sui Sibillini per lo stesso motivo, il sindaco di Montefortino sbotta: «Lo sanno questi signori che, all’interno del Parco dei Monti Sibillini, le captazioni sono vietate?».

 

Se l’idea del sambenedettese Consorti serviva a criticare l’operato del sindaco uscente, quella di Giacinto Alati è frutto di un’amara constatazione: manca l’acqua e i serbatoi sono quasi asciutti. E siccome, prima, di estati particolarmente secche ne capitavano una ogni tot di anni, mentre adesso stanno diventando la regola, il problema è serio. E va risolto, in qualche modo.


Quello che vorrebbe fare la Ciip è scavare due pozzi da cui attingere l’acqua. Dalle parole ai fatti, di recente Alati ha incontrato Erasmo D’Angelis, il segretario generale dell’Autorità di bacino dell’Appennino centrale, per capire se è possibile coinvolgere la Protezione civile nella realizzazione dei nuovi pozzi sui Sibillini. Cosa, di per sé, vietata, essendo l’area protetta. «I pozzi si cercano in tempo di pace e questi non sono tempi di pace. L’acqua la prendessero dal lago di Gerosa. L’area dei Sibillini è protetta. E, poi, le soluzioni estemporanee non ci portano lontano», sentenzia Ciaffaroni. Che liquida come «boutade» le mire del consorzio in direzione Sibillini. E che punta il dito contro l’uso dell’acqua in campagna.

«Visto che le risorse idriche sono sempre più preziose, non possiamo darle indiscriminatamente, ma vanno ponderate. Prima vengono le persone, poi l’agricoltura», dice il sindaco. «Captare dalla sorgente dell’Ambro non rientra nei programmi della Ciip, ma a Foce di Montemonaco non abbiamo più acqua e da qualche parte dovremo andare a prenderla. Stiamo verificando se possiamo prendere quella che non riusciamo più a captare lì vicino, con due pozzi», spiega Alati.


«Chiederemo l’autorizzazione per fare dei sondaggi dove ci diranno. Laddove ci venisse concessa, coinvolgeremo i sindaci nella decisione», aggiunge. E comunque, ragiona il presidente del consorzio, ci vorranno anni. Mentre la portata della sorgente è passata da «1.100 a 800 litri al secondo» e il “Grande anello dei Sibillini” è in fase di progettazione preliminare. Il piano per mettere in rete i consorzi idrici è la soluzione che i Comuni aspettano di vedere realizzata «per distribuire equamente la preziosa acqua dei Sibillini», ma che «presuppone la costruzione di grosse infrastrutture e concessioni per attingere alle sorgenti». In caso di emergenza – com’è adesso per la Ciip – l’anello consentirebbe di trasferire l’acqua da un gestore all’altro, per scongiurare il peggio. Che significa rubinetti a secco, Quello che il consorzio guidato da Alati non è riuscito a evitare. Con la frazione Curetta di Servigliano, il centro abitato di Santa Vittoria, le zone di San Girolamo e Girola a Fermo, contrada Castelletta e parte di contrada Ete a Monte Giberto, il centro e la contrada San Michele a Lapedona, Valdaso di Ortezzano, il centro urbano, la zona industriale e quella vicino alla provinciale Montottonese Nord a Montottone, il centro urbano di Pedaso, Marina di Altidona, la zona Aso e le contrade Carbuccio e Svarchi ad Altidona, senza acqua dalle 22 alle 6, fino a data da destinarsi. E, come se non bastasse (lo abbiamo segnalato ieri) ad Altidona e Pedaso quando i rubinetti riaprono esce acqua rossa.

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