Fermo, il distretto del cappello riparte, anzi no: «Smart working? Non c'è neanche la banda larga»

Fermo, il distretto del cappello riparte, anzi no: «Smart working? Non c'è neanche la banda larga»
Fermo, il distretto del cappello riparte, anzi no: «Smart working? Non c'è neanche la banda larga»
di Massimiliano Viti
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Mercoledì 15 Aprile 2020, 07:13

FERMO - «Smart working? Ma nei Comuni del distretto del cappello non c’è nemmeno la banda larga!». È la frustrazione di Francesco Girolami, presidente della sezione cappello di Confindustria Centro Adriatico. Una frustrazione che fotografa bene la situazione del cappello marchigiano, che rischia di volare via con la tempesta Covid-19.

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Il comparto è formato da un centinaio di aziende, indotto compreso, di cui l’80% residente nei Comuni di Montappone e Massa Fermana che da soli valgono la metà del totale aziende italiane. Circa 1.500 gli addetti marchigiani del settore che sviluppa un fatturato di circa 100 milioni di euro l’anno, di cui il 75% destinato all’export. Tutte micro e piccole imprese che rischiano di non riuscire ad arginare la situazione che si è creata con la pandemia.
 
«Oggi siamo tagliati fuori dal mercato perché in altri Paesi la produzione prosegue e invece noi siamo fermi da tempo» commenta Girolami che prosegue: «Alcune nostre aziende hanno ferme in magazzino spedizioni di prodotti estivi che forse non faranno più. Ogni giorno che passa arriva l’annullamento di un ordine per la stagione invernale, quella che andrà in produzione quando riapriremo le aziende. E c’è la questione liquidità che coinvolge tutti i settori, a maggior ragione la moda e le aziende più piccole come le nostre. Cerchiamo di pagare tutti i fornitori come abbiamo sempre fatto ma stando due mesi fermi non è facile». Lo scenario che si prospetta è alquanto incerto e pieno di incognite sotto tutti i profili. Le incertezze riguardano anche le disposizioni necessarie per garantire la salute dei lavoratori: «Le linee guida ci sono ma è sempre possibile che arrivino delle variazioni, magari in base ai settori produttivi» osserva Girolami che sintetizza: «La verità è che navighiamo a vista e il futuro è un’incognita».
I dubbi

L’ultimo decreto Conte sembrava aver dato la possibilità ai cappellifici di riaprire fin da ieri. Ma è stata solo una breve illusione. Il Governo ha permesso la riapertura per le attività di “Fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio” ma solo in riferimento a stuoie, divisori, contenitori ed altri prodotti. «La tendenza generalizzata è quella della maggiore cautela possibile nel mettere in sicurezza i propri collaboratori offrendo loro i dispositivi di protezione individuale, oltre alla sanificazione degli ambienti di lavoro e richiedendo alle autorità sanitarie competenti i kit con i test reagenti per far sì che la ripresa delle attività produttive sia la più serena possibile, nel rispetto di tutti» commenta Paolo Marzialetti, presidente nazionale settore cappello e vicepresidente federazione italiana TessiliVari.
La chiosa
«Speriamo che il segmento del lusso, che da anni sostiene il nostro comparto, non risenta troppo del blocco produttivo e delle conseguenze causate dall’emergenza sanitaria in corso che confidiamo si concluda e si risolva nel più breve tempo possibile», conclude Marzialetti.

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