Confindustria, bufera tra Ascoli e Fermo e adesso c'è aria di scissione

Da sinistra Mariani, Melchiorri e Santori
Da sinistra Mariani, Melchiorri e Santori
di Massimiliano Viti
3 Minuti di Lettura
Lunedì 29 Marzo 2021, 04:35

FERMO - L’espulsione decisa da Confindustria Centro Adriatico per le aziende riconducibili ad Andrea Santori e Fabrizio Luciani e l’inibizione a qualsiasi carica confindustriale per due anni degli stessi imprenditori potrebbe provocare la scissione tra Fermo e Ascoli. Perché nel mirino ci sarebbe il direttore, Giuseppe Tosi, anche se qualsiasi provvedimento rischierebbe di essere impugnato dal dipendente.

Secondo una componente fermana la testa di Tosi completerebbe l’opera di esclusione dei vertici fermani da parte di Ascoli, dopo le dimissioni di Giampietro Melchiorri, Bruno Cardinali, Maurizio Vecchi, Giuseppe Matricardi, Gaetano Ascenzi e l’espulsione di Luciani e Santori. Quest’ultimo intanto prende ulteriore tempo per commentare il provvedimento.


Il precedente
Col passare delle ore emergono però dei risvolti importanti di una lotta interna all’associazione che dura da tempo, probabilmente dal giorno dopo della fusione, che non ha cancellato del tutto gli storici rancori tra Ascoli e Fermo. Storia a parte, a generare il caos all’interno dell’Aquila di Marche Sud sarebbero due fattori: la guerra personale tra Andrea Santori e Simone Mariani e il poco peso rappresentativo lamentato dai fermani, soprattutto dopo le dimissioni di Melchiorri. Fonti ben informate, ma che preferiscono restare anonime, riferiscono che gli imprenditori fermani si sono riuniti nell’ambito della Uif-Unione Industriali del Fermano (poi Confindustria Fermo) che, sebbene non esista più a livello confindustriale, è ancora fiscalmente attiva, ha delle proprietà da gestire e necessita di una governance. Governance che viene eletta dai soci. «Le questioni e le attività della Uif non dovrebbero interessare ad Ascoli» affermano le fonti. Ascoli però ritiene che questa sia solo una motivazione di facciata. Mariani e soci sono convinti che sotto ci sia ben altro: una cospirazione e il tentativo di rimettere in piedi un’associazione imprenditoriale tutta fermana. E di questo si sarebbero persuasi anche i probiviri nazionali, che a dicembre hanno richiamato all’ordine i ribelli con una lettera, e quelli locali.

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La guerra di potere
Alla base della situazione ci sarebbe la guerra di potere tra Simone Mariani e Andrea Santori. Tra i leader di Ascoli e Fermo non correrebbe buon sangue e la reciproca diffidenza avrebbe avuto una escalation culminata con l’espulsione di Santori. L’imprenditore monturanese non perderà però le altre cariche occupate: membro della Giunta di Camera di Commercio Marche con delega alla formazione, vicepresidente del Confidi unico delle Marche e presidente della fondazione Its. Altro capitolo è quello legato al giallo della comunicazione. La notizia dell’espulsione di Santori e Luciani è arrivata attraverso una dettagliatissima mail anonima. Poche ore dopo l’associazione, con una mail, ha preso le distanze dalla comunicazione anonima, mentre contemporaneamente il presidente Mariani ne confermava il contenuto. Solo ieri, a distanza di quasi 24 ore dalla mail anonima, è arrivata la comunicazione ufficiale dei provvedimenti punitivi adottati da Confindustria Centro Adriatico. Comunicazione che evidenzia come Mariani sarebbe stato indulgente con gli altri imprenditori fermani coinvolti nella ribellione perché non sono stati espulsi. «In tempi brevissimi - conclude la mail dell’associazione - sarà convocato il consiglio di presidenza per avviare ogni azione tesa a riportare serenità all’interno della compagine associativa e rafforzare relazioni e rapporti interni».

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