La rabbia degli albergatori: «Perso fino al 90% dei ricavi, ma per noi nessun ristoro Covid»

Fano, la rabbia degli albergatori: «Perso fino al 90% dei ricavi, ma per noi nessun ristoro Covid»
Fano, la rabbia degli albergatori: «Perso fino al 90% dei ricavi, ma per noi nessun ristoro Covid»
di Massimo Foghetti
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Martedì 22 Dicembre 2020, 09:31

FANO - Questa volta, pur essendo tra le categorie più penalizzate dagli effetti della pandemia, esclusi da ogni forma di ristori.

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Gli albergatori fanesi non sanno più a che santo votarsi. Fin a quando le 13 strutture che osservano un’apertura annuale e quindi sono in attività anche in inverno, potranno durare con solo una o due camere occupate? 

L’interrogativo

E’ un interrogativo questo che lancia il presidente della cooperativa Alberghi Consorziati di Fano, Torrette e Marotta Luciano Cecchini . «Possibile – ha evidenziato il rappresentante di categoria - che il nuovo provvedimento varato per la fine dell’anno dal Governo non abbia previsto alcuna forma di sostegno per gli albergatori. E’ roba da non credere! Se prima avevamo perso il 50 per cento del nostro fatturato, ora andiamo incontro ad una perdita del 90 per cento. 

«Quei pochi alberghi che a tutt’oggi sono aperti, lo sono per mantenere fede ad una serietà di lavoro, altrimenti avrebbero chiuso tutti. Di fronte al blocco del movimento tra regione e regione, visto il timore suscitato dalla pandemia, visto lo sviluppo del lavoro da casa che ha tagliato le gambe al soggiorno commerciale, vista la crisi che ha investito tutto il comparto produttivo, non riconoscerci nessun contributo, salvo la promessa di concederci qualcosa nel 2021, significa penalizzare fortemente il settore. Intanto le spese corrono: affitti, tariffe, tasse, si susseguono con scadenze ravvicinate e ci sono albergatori che non sanno dove più sbattere la testa. Dulcis in fundo: arriva l’aumento della Tari». Questa decisione rischia di dare il colpo di grazia ad imprese già in crisi. «Io non so – ha aggiunto Cecchini – chi ha avuto la brillante idea di aumentare la Tari in questo momento, quando siamo tutti alla canna del gas, non solo gli alberghi, ma mi riferisco anche alle altre attività imprenditoriali. Non potevano scegliere un momento migliore!». L’espressione ironica di Cecchini si vela presto di una profonda amarezza: tenere aperto un albergo significa sobbarcarsi di una spesa giornaliera minima di 600 euro al giorno e con un numero di clienti ridotti al minimo, si comprende come presto il bilancio di impresa cada in un profondo rosso. Siamo arrivati al punto, secondo Cecchini, che ad alcuni alberghi staccheranno la fornitura di acqua a causa del mancato pagamento della bolletta. 

Il personale

«Si pensi solo al personale: un albergo in attività necessita del portiere di notte, del dipendente che prepara le colazioni, dell’inserviente ai piani e se gestisce anche il ristorante, del cuoco e dei camerieri; se poi si aggiunge l’indotto vengono coinvolti i fornitori, le lavanderie e molte altre aziende che rischiano di capitolare come chi fornisce loro lavoro. «Eppure gli alberghi – evidenzia il direttore provinciale della Confcommercio Amerigo Varotti - si sono fatti in quattro per adottare ed applicare i protocolli e le misure previste dalle Regioni e dal Ministero della salute, ora invece con la sospensione delle fiere, delle sagre, dei mercatini, del turismo business e d’affari, con i divieti per i cenoni, sono costretti a subire danni enormi (a volte irreparabili) senza alcun aiuto e ristoro. Cioè, completamente dimenticati dal Governo». 

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