San Benedetto, giovane mamma morta
sulla giostra impazzita: ingegnere patteggia

Mercoledì 16 Ottobre 2019 di Luigi Miozzi

SAN BENEDETTO - Ha chiesto il rito abbreviato uno dei tre ingegneri accusati di omicidio colposo per la morte di Francesca Galazzo, la giovane mamma di 27 anni che il 15 luglio del 2017 è deceduta al luna park di San Benedetto precipitando dallo Sling shot. 

Tragedia al Luna Park di San Benedetto. Mamma di 27 anni precipita e muore, lascia un bimbo piccolo

Ieri mattina davanti al gup del tribunale di Ascoli, il difensore di fiducia dell’ingegnere di Rovigo Gianni Fortuna ha chiesto ed ottenuto per il suo assistito di poter svolgere il processo con il rito abbreviato. Una richiesta che, invece, non è stata avanzata dagli altri due ingegneri finiti nell’indagine, Luigi Carini di Voghera e Gaetano Orlandi di Montevarchi. Per la Procura di Ascoli che ha condotto le indagini su quanto accaduto quella sera d’estate, i tre professionisti sarebbero i responsabili di quanto accaduto poiché loro, in tempi, diversi erano stati incaricati di svolgere le verifiche tecniche sul corretto funzionamento dei dispositivi di sicurezza del gioco dal quale Francesca Galazzo cadde tragicamente. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, la ventisettenne aveva sollevato il roll bar che la teneva ancorata al seggiolino per poi, inavvertitamente, forse in preda ad una crisi di panico, ruotare la leva di apertura che sarebbe dovuta essere inaccessibili con il roll bar abbassato, poichè coperto dallo stesso.
 
Nel frattempo, la madre della ventisettenne, Leonella Lilla, rappresentata in giudizio dall’avvocato Enrico Sciarroni, si è costituita parte civile mentre il padre della giovane mamma, Antonino Gallazzo, rappresentato in udienza dall’avvocato Silvia Morganti, ha rinunciato alla costituzione in giudizio come parte offesa. L’udienza è stata quindi aggiornata al prossimo 7 novembre: quel giorno si procederà con il processo con rito abbreviato per l’ingegner Gianni Fortuna mentre per gli altri due imputati si svolgerà l’udienza preliminare. Nel giugno scorso, il pubblico ministero aveva invece chiesto l’archiviazione per la titolare del gioco, Graziella Metastasio. Richiesta che fu accolta dal gip di Ascoli che stralciò la sua posizione dal procedimento penale. 
La tragedia 
Erano da poco passate le 23 dello 14 luglio del 2017 quando si consumò la tragedia. Francesca insieme con la sua amica Maria Sole prese posto su uno dei due seggiolini dello Sling shot. Uno degli addetti, che si era avvicinato per controllare che tutte le operazioni propedeutiche alla partenza del gioco fossero svolte nelle giuste maniere, chiese alle due amiche di scambiarsi di posto al fine di bilanciare al meglio il peso. Pochi secondi dopo l’elettromagnete ha rilasciato tutta la sua potenza e la capsula è stata sparata una prima volta ad alcuni metri di altezza. 
La rotazione 
Nel riscendere verso il basso, la palla con dentro le due ragazze ha compiuto alcune rotazioni su se stessa prima che un’altra spinta la lanciasse ancora più in alto. È stato a questo punto che uno degli amici che insieme agli altri stavano assistendo al gioco, avrebbe notato una posizione anomala della gamba di Francesca tanto da evidenziare i suoi timori ai ragazzi che erano vicino a lui. Poi, è arrivata la seconda spinta che ha lanciato la palla ancora più in alto. Durante la rotazione a circa venti metri dal suolo, Francesca è scivolata fuori dalla capsula cadendo nel vuoto tra lo stupore e lo spavento degli amici e sotto gli occhi increduli delle altre persone presenti in quel momento. La ragazza è caduta pesantemente prima sui gradini in alluminio di accesso al gioco per poi finire sul terreno.

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