Ascoli, la moda vuole ripartire, allarme della Cna: «A rischio le collezioni 2020/21»

Venerdì 17 Aprile 2020 di Cristiano Pietropaolo
Ascoli, la moda vuole ripartire, allarme della Cna: «A rischio le collezioni 2020/21»

ASCOLI - Le associazioni di categoria lanciano l’allarme: se la filiera del settore moda e del tessile non riparte entro il 20 aprile, sono a forte rischio la collezione autunno/inverno 2020 e la programmazione primavera/estate 2021. Sono circa 1400 le aziende picene che gravitano nel settore e che vogliono tornare ad operare.

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«La nostra è un’industria dove i passaggi produttivi e commerciali sono molto rigidi: si parte con nuove collezioni che vanno presentante, vendute e consegnate» spiega Doriana Marini, vice presidente nazionale e presidente regionale di Cna Federmoda Marche «Se non riapriremo entro il 20 di aprile, o nell’immediatezza di questa data, non avremo i tempi tecnici per consegnare le produzioni autunno/inverno che vanno pubblicizzate entro luglio». « Allo stesso modo - prosegue - difficilmente potremo produrre in tempo utile le collezioni primavera/estate 2021. C’è anche il rischio che chi non trova le nostre produzioni di filiera le vada a cercare in altre parti del mondo». 
 
La Cna rileva che nell’ampliamento delle attività che hanno ricevuto il via per le riaperture dal 14 aprile, il Governo non ha incluso una delle punte di diamante del made in Italy. «Non far ripartire le filiere del settore significa condannare alla chiusura migliaia di imprese che hanno ordini che non potranno soddisfare, perdendo mercati e rischiando di essere estromesse delle catene del valore» aggiunge Francesco Balloni, direttore della Cna Picena «Gli imprenditori conoscono la necessità di conciliare la ripresa delle attività con il rispetto delle misure di prevenzione del contagio e sono pronti a rispettare le condizioni di sicurezza del protocollo sottoscritto tra Governo e parti sociali». Intanto l’azione di solidarietà e riconversione del settore procede in tutto il territorio. « Abbiamo avviato un’azione che ci inorgoglisce per l’utilità sociale messa in campo dai nostri artigiani e anche perché ha contributo a dare motivazione e a non far stare con le mani in mano imprenditori e maestranze» spiega Arianna Trillini, portavoce per il Piceno di Cna Federmoda , mentre Irene Cicchiello sempre di Federmoda, aggiunge che «Per le mascherine in tessuto e lavabili tutto procede speditamente, per quelle di protezione personale sono invece richiesti ulteriori passaggi burocratici che stiamo portando avanti per sostenere le richieste di autorizzazione avanzate dalle imprese». 

Gli aiuti 
Moira Amaranti, presidente del settore calzatura di Confartigianato sottolinea lo stato d’animo che accomuna le imprese del settore. «Sapere che una mascherina sarà l’unico accessorio indispensabile e che non ci abbandonerà per chissà quanto tempo, è destabilizzante» dice. «Ritengo sia oggi indispensabile che le nostre imprese possano fare affidamento, in maniera adeguata sia sulle provvidenze regionali come quelle messe in campo dalla nostra Regione e dalla Camera di Commercio, ma soprattutto su quelle statali ed europee a fondo perduto» prosegue Amaranti. «Bisogna riaprire subito, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza, perché rimandare ancora significherebbe perdere ulteriormente la capacità di ripresa». 

Le mascherine 
Paolo Capponi, responsabile export dell’associazione aggiunge: «È stata subito fornita assistenza alle nostre imprese per la produzione di mascherine, tanto che ad oggi si possono contare 21 aziende della provincia che ci lavorano. Stiamo inoltre accompagnando sei di queste imprese al riconoscimento della certificazione CE delle mascherine e dei camici» conclude.

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