Raddoppio ferroviario, i residenti si mettono di traverso: «Si rischia il disastro ambientale»

Raddoppio ferroviario, i residenti si mettono di traverso: «Si rischia il disastro ambientale»
Raddoppio ferroviario, i residenti si mettono di traverso: «Si rischia il disastro ambientale»
di Marco Antonini
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Domenica 20 Marzo 2022, 09:51

GENGA - Una missiva inviata ufficialmente alla Commissione Nazionale per il Dibattito Pubblico, al Commissario Straordinario, a RFI, Regione Marche, Quirinale, Provincia Ancona e Comuni per chiedere una inversione di rotta nell’ambito del lotto 2 del raddoppio della linea ferroviaria Orte-Falconara. A firmare il documento è l’ingegner Euthimios Kotroniàs, di Palombare di Genga, una delle frazioni più interessate da possibili stravolgimenti nei lavori. 

L’iniziativa

«Dopo aver visto l’intraprendenza passiva delle realtà locali e regionali al progetto che rivoluzionerà l’area di Genga – scrive anche a nome dei residenti riuniti in un comitato – la popolazione di Genga e Serra San Quirico si mobilita per evitare che venga ripetuto un disastro ambientale, come con i lavori SS 76 ancora non terminati a Valtreara, in questo angolo meraviglioso, ma dimenticato da tutti». L’obiettivo è proporre varianti al progetto che porterà al raddoppio dei binari con la creazione di nuovi viadotti, lo spostamento della stazione nell’area della Biglietteria delle Grotte di Frasassi rialzata di due metri. A chiedere delucidazioni anche i commercianti che hanno i chioschi alimentari e di souvenir nell’area della Cuna. Sollecitano una presa di posizione e sapere che fine faranno visto che ci sono in ballo decine di famiglie che ci lavorano. La missiva è stata indirizzata anche alla Commissione Nazionale per il Dibattito Pubblico in quanto «nessuno ha dato speranza di poter convincere l’ente appaltante, RFI, che avrebbe potuto rivisitare il progetto e che avrebbe potuto rispettare l’ambiente e persone e animali che vivono in questo contesto». L’ingegner Kotroniàs chiede di esaminare alcuni aspetti fondamentali. L’obsolescenza del progetto essendo «una progettazione svolta nel 2003 senza avere degli aggiornamenti a seguito delle tecnologie, delle tecniche e delle modalità di realizzazione nonché della modificazione del tessuto sociale»; l’impatto ambientale, considerando che la realizzazione del raddoppio ferroviario comporta «una devastazione della valle senza precedenti e senza considerare modalità di smantellamento e demolizione dell’opera a fine della vita tecnico/economica». Riflettori, poi, sul risparmio di tempo lungo la tratta, Ancona e Roma, con una riduzione di massimo 15 minuti, pari al 7% del viaggio, considerato «inadeguato e trascurabile» perché «la riduzione sarà realizzata solo nel 2035 quando l’intero “Global Project”, compresi i Lotti 1 e 3, sarà completato». Nel documento si evidenzia la mancanza di «un’analisi dei rischi dal punto di vista ambientale, geologico, idrogeologico, archeologico, urbanistico e paesaggistico».

Le conseguenze 

Programmazione a rischio? La domanda dei residenti è così motivata: «Attualmente – si legge - è prevista, come prima fase la realizzazione del Lotto 2, mentre i Lotti 1 e 3, inizieranno di seguito per essere completati nel 2035. Dalla fine del completamento del Lotto 2, dicembre 2026, alla fine dei Lotti 1 e 3, fine 2035, c’è un decennio. Molti fattori di rischio, come l’incremento dei costi, la mancanza di fondi, eventi di carattere pandemico, conflitti di guerra, emergenze di carattere tellurico o geologico, tralasciando quelli di tipo politico, demografico, potrebbero creare un’opera incompiuta». Nella missiva si evidenzia come l’incremento dei treni, da meno di 30 al giorno a 96, più che triplicati, viste le prospettive future dell’area è «sconsigliato e imprudente» al punto da chiedere una rivisitazione del progetto.

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