Ancona e le Marche isolate e dimenticate. «Caro ministro Boccia, ci scopre adesso con il Coronavirus?»

Il capoluogo dall'alto
Il capoluogo dall'alto
di di Lorenzo Sconocchini
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Sabato 29 Febbraio 2020, 08:04 - Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 08:25

ANCONA - «Lo Stato c’è e si fa rispettare». L’enfasi con cui l’altra sera il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia aveva commentato a caldo lo stop del Tar all’ordinanza anti-contagio di Ceriscioli, poi vanificato dal provvedimento-bis del governatore, ha l’effetto di scuotere anche gli animi più tranquilli in una regione abituata a pazientare, forse anche troppo. «Ma come, il Governo si accorge di noi solo adesso?». Si fa interprete di questo sentimento diffuso anche un compagno di partito del ministro, il democrat Michele Fanesi, capogruppo del Pd al consiglio comunale di Ancona, che da buon social media manager affida il suo sfogo a un post su Facebook. «Noi ridiamo e scherziamo ma finalmente anche al Governo si sono accorti di noi, delle Marche. Quelle tra Rimini e Pescara...», ironizza allegando al post una cartina delle Marche. E poi presenta al Governo l’elenco dei conti in sospeso con la Regione Marche, tra incompiute, infrastrutture arretrate e una cratere del terremoto ancora fumante, avvilito da una ricostruzione-lumaca.

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L’attenzione
«Siamo quelli che hanno il 60% dei Comuni compresi nel cratere del terremoto ed il 50% di estensione territoriale - ricorda Fanesi -. Che hanno un porto internazionale a cui manca il collegamento con la grande viabilità, un’autostrada da Civitanova in giù che fa pietà, quelli che per andare a Roma in treno devono fare le preghiere. Magari se pensate a noi anche dopo il Coronavirus non sarebbe male». «Era uno sfogo che avevo accumulato da un po’ di giorni - spiega il capogruppo del Pd dorico -. Della nostra regione si parla solo in occasione di tragedie, con zero soluzioni dei problemi. Per l’emergenza Coronavirus il governo ci ha dedicato un’attenzione particolare, che forse era in caso di spendere su questioni più concrete, per risolvere i problemi strutturali della nostra regione, troppo spesso dimenticata».
Ricostruzione
L’ultimo report del Commissario straordinario per la ricostruzione, aggiornato al 31 dicembre, sciorina numeri che testimoniano l’esasperante lentezza della ripresa post terremoto del 2016. Nelle Marche, su 420 interventi da realizzare solo nelle opere pubbliche, ne risultano avviati 52, appena uno su otto. E in tutta la provincia di Macerata, la più colpita dal terremoto, con 44 comuni nel cratere sul totale di 85 della regione, ci sono circa 28 mila edifici inagibili. Ad Arquata del Tronto, il comune più colpito con il suo borgo martire di Pescara del Tronto (51 morti) le pratiche presentate per la ricostruzione sono appena 109 su 2.070 edifici danneggiati o distrutti, appena il 5,3%.
Le ferrovie
Con il volo per Roma dal Sanzio sospeso dal novembre 2017, il treno in teoria resterebbe il mezzo di trasporto più veloce per raggiungere la capitale. Non fosse che i 292,7 km della linea ferroviaria Ancona-Roma sono per quasi la metà (127,3 km) ancora a binario unico e così basta un qualsiasi intoppo per trasformare i viaggi dei pendolari in sfinenti processioni che possono durare anche cinque ore. Le proiezioni sul raddoppio della linea non sono incoraggianti, visto che negli ultimi 20 anni sulla tratta sono stati realizzati appena 11 km di nuovi binari per la seconda linea: un troncone di circa 5 km nel Fabrianese e i 6,2 km del raddoppio tra Castelplanio e Montecarotto, attivato il 10 giugno del ‘18, con un investimento di 95 milioni. Il contratto di programma 2017-2021 tra Mit e Rfi prevedeva, per la linea Orte-Falconara, un articolato piano di interventi infrastrutturali. 
Ma mentre alcuni cantieri sono già finanziati - come i raddoppi Spoleto-Campello, Fabriano-Albacina e Castelplanio-Montecarotto e la prima tranche del bypass di Falconara, per un totale di 503 milioni - per altri la copertura è demandata a programmi ministeriali a lungo raggio. E nell’ultimo piano industriale di Rfi 2019-23 non ci sono capitoli specifici dedicati alle Marche. Bene che andrà, il raddoppio dell’intera tratta sarà finanziato dal ministero delle infrastrutture entro il 2026 e poi si dovranno appaltare e realizzare i lavori. Auguri. Il ritardo infrastrutturale riguarda anche i collegamenti del porto di Ancona, l’unico a non avere un collegamento diretto con la grande viabilità. Si sono persi 13 anni dietro all’Uscita Ovest, inserita dall’Anas nel piano delle opere già nel 2003, affidato nel 2008 alla Passante Dorico per 480 milioni di investimenti privati e poi bocciato nel dicembre 2016 dal ministro Delrio per insostenibilità economica.
Il passante
Adesso si aspetta ancora l’ultimo via libera, con un finanziamento di 98 milioni, per il cosiddetto “ultimo miglio”, il raccordo tra statale 16 e Flaminia, uno dei tre “segmenti” del progetto Uscita Nord, insieme al Lungomare Nord (interramento da Marina Dorica fino a Torrette) e al raddoppio della variante alla statale 16 da Torrette a Falconara già finanziato dall’Anas. Proprio per avere certezze su finanziamento, progettazione e realizzazione dell’opera, giovedì prossimo il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli incontrerà a Roma il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, per un tavolo che affronterà anche la questione del raddoppio del bacino di Fincantieri. Per l’ultimo miglio del passante, l’Anas intanto ha già ottenuto l’input dal Provveditore per le Opere pubbliche di continuare sul tragitto individuato su input del Comune, con scollinamento a sud di Torrette.
L’imbuto sull’A14
Un altro imbuto, per la grande viabilità delle Marche, è nel tratto dell’A14 a sud di Porto Sant’Elpidio, ancora a due corsie. Basta un restringimento, come quello imposto dal Gip di Avellino in un viadotto protetto da barriere di un certo tipo al centro di un’indagine in Campania, per strozzare il traffico su un lungo tratto dell’A14, con effetti disastrosi nei periodi di esodo. Come durante le festività natalizia, con code di oltre dieci chilometri fra Porto Sant’Elpidio e Grottammare. E non sono previsti al momento progetti per la terza corsia, osteggiati in passato - va detto - anche dagli amministratori locali.
Lega contro Conte
Nello scontro istituzionale tra Governo e Regione Marche su come gestire l’emergenza Coronavirus, anche la Lega si è schierata sin dall’inizio dalla parte di Ceriscioli. «Già da domenica sera e ancora lunedì mattina avevamo chiesto alla Regione di emanare un’ordinanza contro i rischi di contagio, come stavano facendo altre giunte regionali - scrivevano martedì quattro consiglieri regionali insieme al commissario della Lega Marche, senatore Paolo Arrigoni -. Finalmente lunedì Ceriscioli stava spiegando in diretta i dettagli dell’ordinanza, quando è arrivato il contrordine telefonico di Giuseppe Conte. Riteniamo che aver bloccato l’ordinanza sia stato un errore clamoroso». 

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