Picchiati per lo smalto, i genitori scrivono per ringraziare la Polizia: «Da uno degli aggressori una lettera di scuse pretestuosa»

Picchiati per lo smalto, i genitori scrivono per ringraziare la Polizia: «Da uno degli aggressori una lettera di scuse pretestuosa»
Picchiati per lo smalto, i genitori scrivono per ringraziare la Polizia: «Da uno degli aggressori una lettera di scuse pretestuosa»
di Thomas Delbianco
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Sabato 4 Dicembre 2021, 06:05 - Ultimo aggiornamento: 15:41

PESARO - «Quel pestaggio che ha sconvolto le nostre vite, uno degli aggressori ci ha inviato una lettera di scuse pretestuosa. Rispetto e gratitudine per il lavoro della polizia». I genitori di Simone Pasquino hanno scritto una lettera al questore Michele Todisco, a distanza di alcuni mesi dall’aggressione dello scorso maggio subita dal proprio figlio (30 giorni di prognosi) nella zona della Rocca Malatestiana di Fano, dopo che era intervenuto per difendere l’amico Luigi Lupini, a sua volta pestato e derubato.

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Le circostanze

Un episodio che fece molto scalpore anche per le circostanze dell’aggressione: uno dei ragazzi aveva le unghie smaltate di nero e quel particolare all’inizio venne considerato tra le motivazioni dell’assalto. Una storia che solo pochi giorni fa ha avuto un punto fermo: lunedì scorso il Tribunale di Pesaro ha condannato a due anni e otto mesi di reclusione Riza Bouzidi, un membro del branco, ritenuto il picchiatore di Simone. Giuseppe Pasquino e Carmela Brandini, con la lettera indirizzata al questore Todisco, premettendo che «quel barbaro pestaggio ha sconvolto e stravolto la serena vita della nostra famiglia», vogliono rappresentare «il sentimento di profondo rispetto e gratitudine per gli operatori della squadra volante che per primi sono intervenuti sul posto, e per gli investigatori che hanno lavorato incessantemente senza sosta fino a quando non hanno assicurato alla giustizia gli autori di quel vile e violentissimo gesto. Non potendo scrutare nei pensieri dei ragazzi che senza alcuna ragione apparente, se non quella della bieca e gratuita violenza, hanno picchiato Simone, non potremo mai conoscere il motivo per cui ad un certo punto del brutale pestaggio si siano fermati. Ad oggi possiamo supporre che l’aver visto che una persona stesse telefonando al 113, possa averli fatti desistere dal loro intento criminoso ma, anche vista la pretestuosità che abbiamo recentemente letto in una missiva di scuse inviataci da uno di questi soggetti, siamo certi che non avremo mai una risposta sincera dagli autori di quel criminoso e vigliacco gesto. Invece di una cosa siamo certi in quanto testimoni diretti: l’instancabile, certosina ed efficace attività investigativa profusa dagli uomini e dalle donne del commissariato di Fano, che in brevissimo tempo hanno individuato ed assicurato alla giustizia tutta la banda criminale che ci ha cagionato un dolore indescrivibile, ci ha donato la serenità che ci ha permesso di affrontare questo periodo, ha consentito a Simone, diventato nel frattempo maggiorenne, di conoscere il valore della meravigliosa polizia di Stato e sarà di sicuro e granitico monito per questi giovani delinquenti affinchè non compiano in futuro ulteriori reati». 

Il deterrente

E poi la conclusione: «Siamo certi - chiosano il padre e la madre del giovane - che la consapevolezza di non potere farla franca sarà il giusto deterrente per farli desistere dal commettere ulteriori crimini».

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