Colpo di pistola durante la lite con i vicini: la Procura chiede due anni e un mese per il poliziotto

Colpo di pistola durante la lite con i vicini: la Procura chiede due anni e un mese per il poliziotto
Colpo di pistola durante la lite con i vicini: la Procura chiede due anni e un mese per il poliziotto
di Federica Serfilippi
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Sabato 4 Dicembre 2021, 07:25

SENIGALLIA - Due anni e un mese di reclusione per aver sparato un colpo di pistola nel corso di un litigio con i vicini di casa. È questa la pena chiesta ieri mattina dalla procura nei confronti di un poliziotto di 51 anni, residente a Senigallia. L’uomo, difeso dall’avvocato Corrado Canafoglia, è imputato per minacce aggravate. La sentenza verrà emessa dal giudice Pietro Renna il prossimo 17 dicembre. 

Parti offese sono padre, 52 anni, e figlio 24enne: all’epoca abitavano nella palazzina di fronte a quella del poliziotto. L’esplosione del colpo, con la pistola di servizio, risale alla mattina del 3 settembre del 2017. Stando a quanto emerso nel corso dell’istruttoria, l’agente indicava il 23enne come il possibile autore di alcuni atti vandalici registrati sulla sua auto, la cui targa era stata imbrattata. Per chiarire definitivamente i fatti, i tre si erano visti il 3 settembre sotto casa delle parti offese. «Ho iniziato a parlare con il poliziotto – ha riferito il 52enne in aula - e quando mio figlio è arrivato, l’agente si è portato la mano al fianco dove teneva la pistola. Mio figlio è partito, gli ha dato tre cazzotti e l’ha steso». Una reazione, stando alla parte civile, dettata dalla paura che il pubblico ufficiale potesse utilizzare la sua Beretta, dato che l’aveva già caricata, pronta per essere utilizzata. Dopo essersi rialzato, secondo l’accusa, il poliziotto aveva impugnato l’arma e sparato un colpo in aria. Per la difesa, invece, lo sparo sarebbe stato esploso in maniera accidentale, mentre il poliziotto stava indietreggiando in attesa che sul posto arrivassero le forze dell’ordine, chiamate attraverso il cellulare.
Sarebbe stato un gradino a far inciampare l’agente, facendogli esplodere accidentalmente un colpo che, per fortuna, non aveva raggiunto nessuno. Dunque, ci sarebbe stata totale assenza di dolo e volontarietà nel gesto dell’agente. Per questo, ieri il difensore ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito. Tra due settimane, la sentenza. Padre e figlio non sono parti civili. 

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