Accoltella la ex e tenta di investire la figlia di 5 anni ed un soccorritore: il pm chiede 17 anni e mezzo

Domenica 16 Febbraio 2020 di Luigi Benelli
Fano, accoltella la ex e tenta di investire la figlia di 5 anni ed un soccorritore: il pm chiede 17 anni e mezzo

FANO - Una richiesta di condanna a 17 anni e mezzo di carcere per triplice tentato omicidio. Così il pubblico ministero Valeria Cigliola nella requisitoria del processo a Matteo Cicerchia, il 27enne fanese che il giorno di Pasquetta di un anno fa aggredì l'ex compagna con un coltello e tentò di investirla in strada San Nicola insieme alla loro figlioletta di 5 anni e a un soccorritore.

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Ieri l'udienza in rito abbreviato davanti al giudice Francesco Messina nel Tribunale di Pesaro. La pm ha ricostruito l'escalation di violenza e ha chiesto 16 anni, più 1 mese di arresto per la contravvenzione di aver portato con sé le armi (i coltelli) e 1 anno e 4 mesi per dei maltrattamenti di 5 anni fa. L'avvocato Giovanni Orciani che difende l'imputato anticipa che nella prossima udienza «l'obiettivo sarà quello di contestare il tentato omicidio. Sicuramente vogliamo far cadere anche l'aggravante della premeditazione perché non può aver mai programmato di uccidere la figlia, né tantomeno Ottaviani (anche se la premeditazione qui l'ha esclusa anche la pm, ndr). Rispetto alla volontà di un gesto così efferato, così come lo ha descritto la pm, pensiamo sia privo di ogni movente plausibile se non derivante da uno scompenso psicologico, di cui non si può non tenere conto».
 
Proprio la scorsa udienza la difesa aveva presentato un'istanza rispetto alla lucidità di Cicerchia al momento dei fatti. Per i difensori il mix di psicofarmaci che prendeva da tempo per curare uno stato di depressione e alcol avrebbero avuto un ruolo in questo gesto. Ma per il giudice non hanno influito sulla capacità intendere e volere. Dunque, Cicerchia, così come peraltro ribadito in sede di incidente probatorio, può affrontare il processo.
In aula c'era anche Elena, l'ex compagna di Cicerchia. Dopo aver vissuto l'incubo di quella folle giornata, non ha voluto perdere l'udienza. Accanto a lei le avvocatesse Cristiana Cicerchia (solo un caso di omonimia, nessuna parentela con l'imputato, ndr) e Cristina Lamacchia. «La versione del pubblico ministero è perfetta, una ricostruzione precisa e puntuale sui fatti spiega l'avvocatessa Cicerchia -.Quello su cui insisteremo noi la prossima udienza è l'aspetto psicologico della vicenda perché mamma e figlia sono segnate per sempre da questo evento. Dunque andremo su questa base a formulare una richiesta di risarcimento danni. Così come valutato con i nostri consulenti siamo orientate a chiedere 200mila euro per Elisa e 300mila per la bimba. Inoltre ribadiremo che l'imputato era assolutamente capace di intendere e volere, qualità che non era scemata con l'uso di psicofarmaci».
Tutto era nato perché Cicerchia si era visto con la ex dopo 4 anni di separazione. Lui aveva detto che voleva portare la bimba a vedere i cavalli. Così ha portato mamma e figlia in strada San Nicola dove ha tentato di accoltellare l'ex, poi di investirle entrambe con l'auto. Grazie all'intervento di un residente, Gabriele Ottaviani in seguito premiato dal Comune per prontezza e coraggio, mamma e figlia si sono salvate. Il giovane ha poi tentato di darsi fuoco cospargendosi di benzina, ma aveva perso l'accendino. Poi l'arresto.
 

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