Pesaro, Fase 2 rebus per gli stagionali tra lavoro nero e paghe da fame

Mercoledì 13 Maggio 2020
Pesaro, Fase 2 rebus per gli stagionali tra lavoro nero e paghe da fame

PESARO - Verso l’estate, verso l’apertura della stagione turistica, ma, in piena fse 2 Coronavirus, con tante incognite. Tra questa anche quella dell’occupazione e dei lavoratori stagionali. Le implicazioni sono tante e i sindacati hanno un timore particolare: il lavoro nero e soprattutto stipendi da fame. Loredana Longhin della Filcams Cgil segue il comparto degli stagionali da tempo e ne conosce le dinamiche. 


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«Si stanno delineando le nuove ordinanze regionali per cui presto avremo delle linee guida da un punto di vista normativo e organizzativo. Ma quello che sappiamo è che sarà un anno difficile perchè è chiaro che le prescrizioni in materia di salute e distanziamento avranno una influenza anche sull’organico dei ristoranti, bar, alberghi».
 
La stagione dovrebbe partire dal 29 maggio e tra le prime regole il distanziamento degli ombrelloni l’uno dall’altro, oppure il mantenimento della distanza di sicurezza nei ristoranti, cosa che farà abbassare il numero di coperti. «Tutti comparti saranno inevitabilmente penalizzati. Si lavorerà a ranghi ridotti a meno che non ci siano allentamenti durante l’estate. Sarà una stagione anomala per l’occupazione e la questione ci preoccupa molto. Se gli scorsi anni il problema erano le buste paghe forfettizzate, con un fisso indipendentemente dagli straordinari effettuati, oggi temiamo il peggio. Abbiamo sempre denunciato casi di lavoro nero o grigio nascosti sotto contratti a chiamata. Ma mai come quest’anno servirà ancora di più vigilare, perché ci sarà meno guadagno per tutti. I costi per i gestori saranno più alti e il rischio è che arrivi a ricatti e compromessi. I coperti o i posti potrebbero essere dimezzati, di conseguenza tanti lavoratori non troverebbero posto e sarebbero disponibili al peggio. Temiamo paghe basse e i lavoratori potrebbero essere costretti ad accettare perché altrimenti ce ne sarebbe un altro pronto a prendere il suo posto. L’economia è a pezzi e spesso i costi si scaricano sulla parte più debole: la forza lavoro. Bisognerà vigilare il più possibile. Inviteremo le forze dell’ordine a controllare». 
Le cifre
Secondo i dati Inps Cgil in provincia di Pesaro ci sono 11.884 lavoratori nel comparto del turismo, alloggi, ristorazione. Di questi 2850 sono stagionali, 5089 a tempo determinato, 7939 tra stagionali e tempo determinato. Gli stagionali nella ristorazione sono 984 mentre negli alloggi 1866. Spesso ci sono anche contratti a chiamata per il weekend e la somministrazione. Anche per Domenico Montillo della Cisl i nodi salteranno al pettine: «E’ chiaro che i picchi di luglio e agosto negli alberghi e stabilimenti balneari non ci saranno e questo farà tremare tutto l’indotto della zona. Ad oggi aspettiamo i decreti dove si parla di aiuti, cassa integrazione o bonus vacanze. Ma la sensazione è che occorre pensare a una destagionalizzazione per recuperare i periodi persi. A Pasqua e maggio non c’è stato nulla, dalle vacanze, agli eventi sportivi, alle comunioni o cresime. Pensiamo alla musica live, alle discoteche: anche qui tanti perderanno il lavoro. Difficile fare una previsione, ma pensiamo a un 40% di fatturati in meno rispetto al turismo. E molti lavoratori saranno a casa senza contratti. E di conseguenza anche senza sussidi di disoccupazione a fine estate con una perdita di potere d’acquisto senza precedenti». Ultima speranza, il bonus vacanze. 
L’attesa
«Le sensazioni non sono positive – spiega Fabrizio Bontà della Uil – ma aspettiamo il decreto di maggio per capire i riflessi sul turismo e sulla occupazione. È un settore che vive di precariato e ora rischia di saltare il banco per tanti lavoratori stagionali. Speriamo che il governo introduca forme di sostegno al reddito, ammortizzatori per scongiurare licenziamenti e bonus vacanze per consentire alle famiglie di muoversi. Il turismo è un comparto fondamentale, occorre capirlo una volta per tutte perché non può essere delocalizzato e consente al denaro di restare in un territorio. Non si può spostare il palazzo ducale di Urbino come si sposta una produzione di un’azienda: dunque serve sostegno».

Ultimo aggiornamento: 11:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA