Fuga dagli ospedali: 200 ricoveri in meno dall’inizio del mese di maggio

Mercoledì 13 Maggio 2020 di Lorenzo Sconocchini
Fuga dagli ospedali: 200 ricoveri in meno dall’inizio di maggio

ANCONA  - Fuga dagli ospedali delle Marche destinati ai contagiati. Proprio mentre sta per aprire il Covid Center di Civitanova, che con i suoi 84 letti per i malati più gravi sarà l’avamposto sanitario della fase 2 dell’epidemia e farà da scorta d’emergenza, i reparti Covid dei 14 ospedali marchigiani impegnati nella fase 1 si stanno svuotando a una velocità superiore alle migliori attese. Ieri i ricoverati totali erano 254 (circa 200 in meno rispetto all’inizio del mese, mentre erano stati 1.168 nel picco del 29 marzo) e i pazienti in terapia intensiva sono scesi a 24, una quota trascurabile (lo 0,7%) rispetto al totale dei casi positivi attuali registrato ieri nelle Marche, 3.208. A fine marzo, giusto per capire quanto si è arrivati vicino al collasso, erano occupati 169 dei 170 posti di terapia intensiva destinati ai pazienti contagiati.

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Ora siamo a un settimo della dotazione massima che la Regione Marche era riuscita ad allestire nelle rianimazioni, passando in pochi giorni dai 114 della fase pre-Covid a 170. Per ritrovare un numero più basso di ricoveri in terapia intensiva bisogna risalire indietro fino al 6 marzo, con 20 casi, uno su otto rispetto al totale positivi nelle Marche, allora a 159. Ospedali come Marche Nord e Torrette, che a fine marzo sopportavano un peso di 40 pazienti intubati a testa, adesso hanno liberato intere aree Covid e ospitano in tutto 12 pazienti da terapia intensiva: 9 agli Ospedali Riuniti di Ancona e appena 3 al San Salvatore di Pesaro, il primo ospedale della regione a essere investito dallo tsunami del Coronavirus. 

Siamo ampiamente al di sotto dei valori di soglia e di allerta che il ministero della Salute ha stabilito per monitorare nelle singole regioni il rischio sanitario legato al passaggio alla fase 2, in modo da poter rafforzare le misure di contenimento in caso di rialzo dell’epidemia oppure, se gli indicatori sono favorevoli, concedere deroghe ai calendari delle riaperture.

Il valore oltre il quale scatta l’allerta è l’occupazione di oltre il 30% dei posti letto disponibili in terapia intensiva e del 40% dei posti letto totali di Area medica. La Regione Marche sta progressivamente riportando alla destinazione originaria dei reparti destinati alla rianimazione durante l’emergenza, ma con l’apertura del Covid Center di Civitanova - contestato da molti anche perché attivato in questa fase calante dell’epidemia - si resterà ampiamente sopra la soglia richiesta dal ministero della Salute.

Ieri intanto i positivi al Coronavirus nelle Marche dall’inizio dell’emergenza sono saliti a 6.568, con altri casi 25 accertati dall’esame di 970 tamponi processati lunedì nei laboratori di virologia. Circa un caso positivo su 40, con un rialzo giornaliero dello 0,4% di contagi, inferiore comunque alla media nazionale ieri allo 0,6%.
L’ultimo aggiornamento sui contagi, come ha tenuto a precisare il governatore Ceriscioli, si riferisce a 970 “primi tamponi” , relativi cioè a singoli casi diagnosticati, senza tener conto dei test ripetuti sullo stesso soggetto come è necessario ad esempio per i pazienti in via di guarigione. Per ogni caso positivo, nelle Marche, ci sono 1,66 tamponi e per 51.167 casi diagnosticati, sono stati fatti in tutto 79.414 test. I 25 casi positivi di ieri sono così distribuiti sul territorio: 15 nella provincia di Pesaro Urbino (che sale 2.690) 2 ad Ancona (1.839), 7 a Macerata (1.075), mentre le province di Fermo e ad Ascoli Piceno non hanno avuto nuovi contagi e restano rispettivamente a 455 e 288 casi positivi. 

Intanto però, un po’ alla volta, si avvicina drammaticamente a quota mille il totale dei caduti nelle Marche per il Coronavirus. Ieri il bollettino del Gores registrava altre due vittime, un 86enne di Corridonia e una pesarese di 84 anni. Il totale dei decessi sale a 971 (583 uomini e 388 donne) e la provincia più colpita dai lutti è quella di Pesaro Urbino (513), seguita da Ancona (212), Macerata (159), Fermo (66) e Ascoli (13). L’età media è di 80,5 anni: una generazione di uomini e donne sopravvissuti all’ultima guerra, ma falciati dal virus.

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