Ecco la legge salva-borghi congelata per oltre 3 anni. Pronti 30mila euro a paese, approvato l’elenco di tutti i comuni beneficiari

Lunedì 1 Febbraio 2021 di Maria Teresa Bianciardi
Montefabbri, borgo della Valcesano (foto di archivio)

ANCONA - Approvata a ottobre del 2017, dopo oltre tre anni la legge 158 sulla valorizzazione dei piccoli Comuni finalmente vede una luce. La Conferenza unificata ha approvato infatti l’elenco dei borghi italiani con meno di 5000 abitanti che potranno beneficiare dei finanziamenti previsti dalla legge e di altre risorse. In cassa, attualmente, 160 milioni, che verranno distribuiti ai paesi nell’elenco appena passato con il semaforo verde. 

 

 

 


La mappa
Per le Marche i fondi sono stati assegnati ai 161 comuni su 227 in totale, con un numero di residenti sotto i 5mila a cui spetterà un contributo di 30mila euro per ogni municipalità. In totale sono 5.518 i Comuni italiani individuati, che rientrano nelle tipologie previste all’articolo 1 della legge: i Comuni collocati in aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico, quelli caratterizzati da marcata arretratezza economica, quelli nei quali si è verificato un significativo decremento della popolazione residente rispetto al censimento del 1981, i Comuni caratterizzati da condizioni di disagio insediativo; quelli caratterizzati da inadeguatezza dei servizi sociali essenziali, i Comuni ubicati in aree contrassegnate da difficoltà di comunicazione e dalla lontananza dai grandi centri urbani e quelli la cui popolazione residente presenta una densità non superiore a 80 abitanti per chilometro quadrato.


Gli obiettivi
Ancora, sono considerati piccoli e da comprendere tra i destinatari della legge, i comuni appartenenti alle Unioni di Comuni montani, cioè quelli con territorio nel perimetro di un parco o area protetta e i Comuni nati da fusione. Le finalità generali delle varie misure attengono, tra l’altro, al sostegno dello sviluppo sostenibile, economico, sociale, ambientale e culturale, alla promozione dell’equilibrio demografico, favorendo la residenza in tali comuni, alla tutela e valorizzazione del patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico, nonché al sistema dei servizi essenziali, con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento.


I passi successivi
«Ora il governo dovrà firmare il Decreto che individua l’elenco degli Enti - afferma Marco Bussone, presidente nazionale Uncem - ma questi passi, pur con enorme e drammatico ritardo, sono molto importanti. Bisogna guardare al Piano nazionale per spendere bene le risorse disponibili. Sarebbe assurdo e inutile spendere i 160 milioni euro accantonati, stanziati da due leggi di bilancio, che accompagnano la legge 158/2017 sui piccoli Comuni, ripartendoli a pioggia, dando 30mila euro a ciascuno dei 5mila Comuni montani italiani. Non è questo il periodo storico nel quale dare qualche risorsa in modo quasi assistenziale». Il Piano nazionale per la riqualificazione dei Piccoli Comuni «dovrà avere tempi rapidissimi di costruzione e attuazione», ribadisce l’Uncem. Considerando che per quanto riguarda le Marche questi contributi andranno soprattutto ai borghi danneggiati dal sisma del 2016 e saranno fondi in grado di contribuire alla rinascita del dopo terremoto, di cui ancora si vede troppo poco.


 

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