La viabilità delle Marche è ferma? Non ci resta che pedalare. Ciclovie, che smacco

Lunedì 7 Settembre 2020 di Véronique Angeletti
La viabilità delle Marche è ferma? Non ci resta che pedalare. Ciclovie, che smacco

ANCONA - Occhio al 221, è il numero del dorsale di Vincenzo Nibali che, oggi, gareggia nella Tirreno Adriatica fino a lunedì prossimo. Fino al 2022 il campione è testimonial del ciclismo nelle Marche, che contempla anche una rete di infrastrutture ciclabili interconnesse studiate per intersecarsi con il trasporto pubblico locale e le ferrovie. Una rete integrata completa di parcheggi dedicati, nodi di scambio intermodali, velo-stazioni per le ricariche elettriche, bike officine, completa di punti informazioni, soste e ristoro. Un’offerta che piace - e molto - ai bike lovers e si è visto quest’estate. 



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I 25 percorsi danno dati tecnici per le performances sportive ma regalano opportunità culturali e visite emozionali nei luoghi dell’agroalimentare e dell’artigianato tipico e si snodano su strade poco trafficate, comunali, vicinali, anche interpoderali, per un totale di oltre 2mila chilometri che includono pochi tratti di vere piste ciclabili, percorsi protetti riservati alle bici e, dunque, separati dalla viabilità motorizzato. Perché le vere infrastrutture ciclabili, ossia le ciclopiste, sono in fase di realizzazione.
 
I progetti
Sulla carta interessano ben 612 chilometri. I 180 chilometri della Ciclovia Adriatica - che collega Venezia a Santa Maria di Leuca - sui quali si concentrano oltre 10 milioni di euro (4,4 dei fondi ministeriali e 6 dal Por Fesr regionale)dovrebbero essere completati entro il 2022. Un’autostrada riservata alle bici con ponti separati per superare i fiumi come quello inaugurato sull’Aso tra Pedaso ed Altidona, l’anno scorso. Esempio di come la Ciclovia si aggancia ai 12 percorsi: 432 chilometri che, a pettine, risaliranno le vallate del Foglia, Metauro, Cesano, Misa, Esino, Musone, Potenza, Chienti, Tenna, Ete Vivo, Aso e Tronto. Già finanziati con 46,4 milioni nel 2018 (17 del Por Fesr e 29 dei fondi di coesione e sviluppo) anche se spetterà alla prossima governance liberare altri 50 milioni se, davvero, si vuole completare anche i tracciati più complessi. 
I fondi
Le ciclovie (e non ciclopiste) sono anche nella Strategie delle Aree Interne (Snai). Quella “Appenninica Alte Marche” dovrebbe essere operativa già all’inizio del 2021. Si tratta di un anello lungo 198 chilometri che si completa in 10 ore con un dislivello complessivo di 3687 metri su cui l’area interna che collega Arcevia, Sassoferrato, Serra Sant’Abbondio, Frontone, Cagli, Cantiano, Acqualagna, Piobbico e Apecchio ha investito 365mila euro. Ha segnaletiche, pit stop, monitor interattivi in armonia con quelli della regione e s’innesta con le piste ciclabili che risalgono le vallate e dunque alla Ciclovia adriatica e si collega già con i progetti di altri comuni. Inoltre con i monti Catria, Petrano, Nerone, rientra in una speciale impresa sportiva, il brevetto dei “Tre Monti”, considerato il top per i bikers nel Centro Italia. Il che apre il settore mountain bike. Settore dove per geomorfologia, le Marche sono davvero vincenti. In Valmarecchia, lo scorso febbraio è stato dato il via al “Bike Park del Montefeltro” nel Parco del Sasso Simone e Simoncello (Carpegna, Montecopiolo, Pietrarubbia, Piandimeleto, Frontino). Investimento, 1,5 milioni per recuperare vecchi sentieri ed aprirne dei nuovi e si collega con i 300 mila euro investiti dal Pil del Gal in altri 6 comuni vicini ma per sentieri a servizi di disabili motori e non vedenti. 
La visione strategica
Pertanto, sul fronte bici, tutto va bene. Esiste una visione strategica, finanziata, intelligente perché con metodo coinvolge i privati, integra ogni iniziativa ed è promossa nei mercati di riferimento. Niente a che vedere con il capitolo infrastrutture e viabilità. È vero: mancano voci come “asfalto”, “buche”, “avvallamenti” e “manutenzione”, l’incubo dei bikers: e sono in un progetto finanziario ancora tutto da scrivere. 

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