Il Tar riapre le scuole, sei pazienti con il Coronavirus e Ceriscioli dispone la chiusura fino a domani. 94 persone in isolamento

Venerdì 28 Febbraio 2020 di Lorenzo Sconocchini
Il Tar riapre le scuole, sei pazienti contagiati dal Coronavirus e Ceriscioli dispone la chiusura fino a domani

ANCONA - Andatelo a spiegare a uno studente del liceo, per non parlare di un alunno delle elementari. Fategli capire perché a mezzogiorno di lunedì scorso le scuole di tutte le Marche dovevano restare chiuse per almeno una settimana, per non rischiare una pericolosa epidemia di Coronavirus, e poi solo mezz’ora dopo - contrordine - si poteva aspettare almeno un giorno perché lo chiedeva il premier Conte. Fategli capire, allo studente sgomento, perché martedì alle 18 e 30 era scattato davvero il blocco delle lezioni per otto giorni, con l’ordinanza del governatore Ceriscioli, e poi ieri pomeriggio, intorno alle 17, il Tar Marche aveva sparigliato di nuovo le carte riaprendo le scuole d’autorità.

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E non era ancora finita, perché due ore dopo, mentre già gli studenti delle Marche si preparavano a un mesto rientro anticipato in classe, è arrivato l’ultimo colpo di scena di questo balletto che spiazza tutti, nel pieno di uno scontro istituzionale senza precedenti tra Presidenza del Consiglio dei ministri e Regione Marche, con un’ordinanza-bis del governatore, annunciata con un videomessaggio, che conferma fino alla mezzanotte di domani tutte le misure draconiane decise martedì scorso per impedire il diffondersi del contagio. Stessa ordinanza, anche se accorciata di tre giorni allineandosi alle misure adottate in altre Regioni italiane. Fino a domani non solo scuole chiuse, ma anche manifestazioni pubbliche di ogni genere sospese per evitare che gli assembramenti di persone possano favorire il contagio.

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Cambiano però i presupposti che motivano il provvedimento a tutela dell’igiene e sanità pubblica, perché ormai anche le Marche sono in emergenza da Coronavirus, con sei casi accertati, due dei quali in rianimazione. Se nel decreto del presidente del Tar Marche Sergio Conti, che congelava la prima ordinanza, si rimproverava al governatore la pecca di essere stato precipitoso firmando l’ordinanza anti-contagio martedì, quando il virus esportato dalla Cina era ancora alle porte ma non dentro casa, con zero contagi nelle Marche, già 24 ore dopo (mercoledì) i pazienti infetti da Covid-19 nella nostra regione erano tre e ieri sono saliti a sei, tutti in provincia di Pesaro-Urbino, con 94 persone in isolamento domiciliare in tutta la regione. D’altra parte lo stesso presidente del Tar Marche, nel sospendere le «misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19» adottate martedì da Ceriscioli con una sorta di preveggenza, riconosceva che nel frattempo la situazione era cambiata, purtroppo in peggio.

Ma l’allargarsi dell’epidemia, con i pazienti marchigiani infettati, non sanava il difetto d’origine del provvedimento di Ceriscioli, quello di aver “blindato” le Marche prima ancora di avere un solo tampone positivo nelle Asur della regione, come faceva notare l’avvocatura generale dello Stato nel ricorso depositato per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri. «La legittimità del provvedimento amministrativo deve essere valutata, in sede giurisdizionale, alla stregua della situazione di fatto e di diritto sussistente al momento della emissione, risultando irrilevanti le sopravvenienze”, così scrive il presidente del Tar Conti richiamandosi al principio “tempus regit actum”, ogni atto è regolato dalla legge vigente. E nella stessa ordinanza firmata martedì da Ceriscioli si rilevava che non sussistevano, a quel momento, casi accertati di contagio nelle Marche, indicando come presupposto «la prossimità del territorio marchigiano con la regione Emilia Romagna in cui sono stati rilevati casi confermati di contagio da COVID- 19».

Mancava il requisito, facevano notare i legali di Palazzo Chigi, previsto dal primo articolo del decreto-legge 6 del 2020 varato domenica sera dal Consiglio dei Ministro per fronteggiare l’emergenza Coronavirus: il presupposto per far scattare in una determinata regione misure straordinarie è che in quel territorio risulti «positiva almeno una persona».

Per questo il presidente del Tar Marche aveva accolto la richiesta del Governo di emettere, prima ancora che la richiesta di sospensiva fosse discussa in sede collegiale, un decreto urgente del presidente che intanto congelasse l’ordinanza di Ceriscioli, per evitare che in attesa delle decisione producesse “gravi pregiudizi”. La misura cautelare firmata dal presidente Sergio Conti non era in nessun modo impugnabile e ogni ulteriore decisione era rimessa al 4 marzo, data della camera di consiglio fissata per la trattazione collegiale del ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ma per quella data, l’efficacia della nuova ordinanza varata ieri sera da Ceriscioli sarà cessata. Guerra finita? In teoria il Governo potrebbe impugnare al Tar anche l’ordinanza-bis, ma lo scenario è cambiato, i tempi sono strettissimi, e l’effetto concreto sarebbe solo di prolungare uno scontro istituzionale che disorienta i cittadini.

Ultimo aggiornamento: 29 Febbraio, 08:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA