Porto Sant'Elpidio, uomo di 40 anni
fermato con la 16enne: «Innamorato»

Martedì 11 Giugno 2019 di Sonia Amaolo
PORTO SANT’ELPIDIO Doveva essere una serata tra amici, è diventata un inferno per un quarantenne che ha dovuto rispondere alla polizia di sottrazione di minore e per una sedicenne innamorata dell’uomo maturo. La ragazza da una settimana è in ospedale. La storia, di cui abbiamo riferito nei giorni scorsi, si sviluppa tra le 10 di sera e l’una di notte di un giorno qualunque, una settimana fa. La ragazza esce di casa e la famiglia segnala l’assenza alle forze dell’ordine. Partono le ricerche della questura che rintraccia l’uomo. E’ con la ragazza e un altro amico. Sono in autostrada diretti a San Benedetto.
 Ne avevamo scritto come di una fuga d’amore, oggi chiarisce i fatti è l’avvocato Francesco Cicconi, legale dell’uomo chiamato a difendersi da un’accusa infamante. Obiettivo del legale è «smuovere le coscienze». Evitare che la cura si riveli più dannosa della malattia.
 
La famiglia deve poter esercitare la potestà genitoriale sui figli ma essere genitori non è facile al giorno d’oggi. Stando ai fatti: i due s’incontrano in un locale alle 22.30, non sono soli, «non c’era una ricerca precedente, non si erano visti il giorno prima, si sono visti in un luogo aperto al pubblico e alla presenza di altre persone, non erano in luogo appartato, non erano a casa di qualcuno - afferma Cicconi -: si sono incontrati con un amico comune che li ha invitati a uscire per andare a trovare altri amici a San Benedetto». Lei ne avrebbe parlato in famiglia «lei ha detto di aver rassicurato il padre - spiega l’avvocato -: ha detto che lo aveva informato di questa sua uscita e il genitore le aveva dato il consenso a farla tornare a casa più tardi». In un luogo pubblico più di una persona avrebbe sentito la ragazza esprimersi in questi termini. In tre partono da Porto Sant’Elpidio diretti a San Benedetto e arrivati a Pedaso l’uomo risponde al telefono. Erano gli agenti della polizia, erano andati a casa sua e, non avendo trovato né lui né lei, volevano sapere dove fosse la ragazza. I due sono stati invitati a comparire in uestura, dopo 20 minuti erano già lì. Ma la questione che si pone è più ampia: perché questa ragazza è al nosocomio? – domanda l’avvocato - l’accompagnamento coattivo in ospedale rappresenta una linea di confine dalla quale non si torna indietro, è utile solo in caso di patologie talmente gravi da essere incompatibili con la vita sociale. Se volessimo considerare che si tratti di un innamoramento giovanile, mai lo si potrebbe archiviare con una misura di tale gravità. Non si può sanzionare, a prescindere, con una misura così forte». Il quarantenne è un tipo aitante, salutista, non fuma, non beve e non se le va a cercare. L’avvocato ammette che sarebbe coinvolto emotivamente e solleva la questione dell’accompagnamento in questura di una minore nel cuore della notte.
«Non ha retto allo stress ed è andata in agitazione - dice - ma questo atteggiamento giustifica un ricovero? Innamorarsi di una persona più grande è una patologia? Vorrei che emergesse chiaramente la questione morale data dal provocare certe auto-inflizioni con provvedimenti abnormi, che appaiono quasi una potestà d’imperio familiare, tra l’altro, non concessa. Lei ha solo manifestato i propri sentimenti in maniera legittima. Il nostro obiettivo è farla uscire dall’ospedale per sottoporla, magari, a test diagnostici. Ci sono strumenti per accertare se è in condizione di prostrazione psicofisica, se è in grado di auto-determinarsi nella propria sfera emotiva e dinamico-relazionale. Nel contesto odierno, dove tutto diventa abnorme, stiamo parlando di un innamoramento. Siamo pronti a fare un passo indietro per ovviare alla misura interdittiva».
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