Il rebus delle classi in quarantena: tracciamento in tilt, dati differenti. E il prezzo dei test rapidi si impenna

Sabato 29 Gennaio 2022 di Francesca Pasquali
Il rebus delle classi in quarantena: tracciamento in tilt, dati differenti. E il prezzo dei test rapidi si impenna

FERMO  - Sono arrabbiati i genitori degli studenti fermani. Soprattutto quelli dei più piccoli, che, fino a ieri, per far uscire i figli dalla quarantena, hanno dovuto pagare i tamponi, mentre quelli dei ragazzi di medie e superiori no. Da oggi, anche per i bambini delle elementari, i tamponi rapidi sono gratis in tutte le farmacie. Fino a ieri, però, le famiglie hanno dovuto mettere mano al portafoglio e pagare. Certe volte, pure più che quello che avrebbero dovuto. 

 

«Nella farmacia dove vado i tamponi rapidi li mette dodici euro, anche se mio figlio ha nove anni. È una vergogna», dice una mamma. E racconta che, da quando è ricominciata la scuola, dopo le vacanze di Natale, il figlio, di tamponi, ne ha fatti già cinque, tra scuola e sport. Ora, a prezzo calmierato, i tamponi rapidi dovrebbero costare dodici euro per gli adulti e otto per i bambini sotto i dodici anni. Ma, a quanto pare, non tutti si sono adeguati. La questione è esplosa un paio di settimane fa. Da quando i tamponi rapidi negativi bastano per mettere fine alla quarantena e, nel caso degli studenti, tornare a scuola. Da quel momento, le file già lunghe davanti a farmacie e a laboratori analisi si sono allungate ancora di più. 

«Qualcuno esagera con i prezzi. Dovrebbero darsi una regolata, considerato quanti tamponi devono fare i nostri figli. Basta un semplice raffreddore e ti chiedono d farlo. Per non parlare delle quarantene. È un continuo», spiega un’altra mamma. Per la quale non è giusto che, finora, gli studenti più piccoli (materne ed elementari), se non volevano aspettare i tempi del Dipartimento di prevenzione, per uscire dalla quarantena, dovevano pagare il tampone, mentre quelli più grandi (medie e superiori) no. Adesso, il problema riguarda solo i bambini della scuola dell’infanzia. Proteste anche per nuove regole per le quarantene. «C’è da impazzire – dice –, cambia tutto di continuo. I nostri figli non ci capiscono più niente». 

Secondo i dati dell’Ufficio scolastico regionale, al 26 gennaio, nel Fermano, c’erano 31 classi in quarantena (6 alla materna, una alla primaria, 24 alle superiori e nessuna alle medie). Alla stessa data, le classi in dad erano 71 (11 infanzia, 11 elementari, 6 alle medie e 43 alle superiori). Ora, per classe in quarantena si intende l’intera classe, mentre per classe in dad anche quella con un tot di alunni a casa e un altro in aula. Ma i conti comunque non tornano. Almeno a sentire le scuole, che parlano di sezioni falcidiate, soprattutto al'infanzia e alla primaria dove, per mandare tutta la classe in quarantena, basta un solo positivo (materna) o due (elementari).

Se i numeri non combaciano, dicono dal Dipartimento di prevenzione, è perché il nuovo sistema di comunicazione dell’Ufficio scolastico regionale non funziona come dovrebbe. E i dati arrivano in ordine sparso: un po’ al telefono, un po’ per mail, un po’ dal sistema. Si spiegherebbe così il distacco delle cifre fermane da quelle delle altre province che, sempre al 26 gennaio, avevano 167 (Ancona), 236 (Ascoli Piceno), 168 (Macerata) e 103 (Pesaro e Urbino) classi in quarantena e 416 (Ancona), 365 (Ascoli Piceno), 257 (Macerata) e 214 (Pesaro e Urbino) classi in dad. In via Zeppilli si arranca. Già erano pochi e i tracciamenti da un pezzo erano saltati. Adesso, s’è aggiunto anche il Covid che è entrato nel Dipartimento di prevenzione e ha messo fuori gioco una parte del personale.

 

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