Il coronavirus fa di nuovo paura, assedio al Pronto soccorso: «Venite soltanto in caso di grave necessità»

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Franscesca Pasquali
Fermo, iI coronavirus fa di nuovo paura, assedio al Pronto soccorso: «Venite soltanto in caso di grave necessità»

FERMO - Una signora con il mal di testa, un’altra con un po’ di nausea. E poi febbre lieve e raffreddori. È tornato a riempirsi il pronto soccorso del Murri. Da qualche settimana, la paura del Covid sta rimpinguando le file nel presidio di primo intervento.

 

L’opposto di marzo e aprile, quando il terrore del virus ha fatto restare il pronto soccorso a lungo deserto. «Siamo leggermente al di sotto della media stagionale, ma vediamo tanta gente arrivare senza motivo». A parlare è Antonio Ciucani, primario facente funzione del pronto soccorso fermano.

 

L’inverno scorso
«A marzo – ricorda –, in pochissimo tempo, siamo crollati da 750-800 accessi al giorno a 200. Questo ha selezionato in maniera drammatica l’utenza, disorientata nel dramma Covid. Adesso, ci stiamo già dentro, ma in giro sento aria di superficialità. Lo si intuisce dal fatto che gli accessi non stanno diminuendo». Sabato scorso, al Murri, il virus ha fatto un’altra vittima. Una donna di 87 anni di Ascoli, con patologie pregresse. Ma il Gores ne ha dato notizia solo ieri. Nel reparto di Malattie infettive, i ricoverati sono scesi a 27, dopo due nuovi ingressi e quattro dimissioni. Tre pazienti sono tornati a casa, uno è stato trasferito a Torrette. «Questa estate – dice Ciucani – ho visto tanta incoscienza. I luminari che hanno dichiarato che il Coronavirus era morto hanno generato un senso di ottimismo le cui conseguenze possono essere drammatiche». Da qui l’appello del primario a recarsi al pronto soccorso solo in caso di reale necessità. Significa che, con sintomi lievi che potrebbero far pensare al Covid, si dovrebbe restare a casa, chiamare il medico di base, isolarsi dal resto della famiglia e fare il tampone entro tre o quattro giorni. Subito al pronto soccorso, invece, se si fa fatica a respirare. «Evitiamo eccessi per gli accessi meno importanti, ma non sottovalutiamo quelli gravi», sintetizza il primario. Ma la gente che va al pronto soccorso senza motivo non è l’unico problema.
L’organico
A rendere la situazione più complicata ci sono medici e infermieri ridotti all’osso. «Nonostante gli sforzi di tutti – spiega Ciucani –, non riusciamo a coprire i turni. A ottobre, abbiamo chiesto aiuto agli altri reparti, elemosinando straordinari per garantire la presenza di due medicini nelle 24 ore». A breve, però, le cose dovrebbero migliorare. Dal 1° novembre a dare manforte al personale fermano dovrebbero arrivare i medici di una cooperativa del nord Italia, già impegnati a combattere la prima ondata del Covid nel Bergamasco. «Il problema è che non ci sono medici da assumere. I soldi per assumerli ci sono, ma manca l’offerta», dice il primario e aggiunge: «Stiamo pagando al Covid un doppio tributo: quello più tangibile, di vite umane, e un altro, meno misurabile, di dover impegnare un intero sistema sanitario per una pandemia, sacrificandone la qualità e l’efficienza». Sono, intanto, scattati i primi controlli a piscine e palestre del Fermano. Sotto la lente il rispetto delle norme anti-contagio. Il governo ha dato agli impianti che ancora non l’hanno fatto una settimana di tempo per mettersi in regola. Poi potrebbero scattare le chiusure. Cresce ancora, nella nostra provincia, il numero di alunni in quarantena. Ieri sono state sospese le lezioni per due classi della scuola primaria capoluogo di Sant’Elpidio a Mare, per la positività di una maestra. Sempre ieri, si sono registrati sette nuovi contagi. Ancora in discesa le persone in quarantena. Tra casi e contatti stretti, ieri erano 798 (-7 rispetto a lunedì). Si impenna, invece, il numero dei sintomatici, che passa dai 101 dell’altro ieri ai 123 di ieri (+22).

 

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