Marmolada, bilancio definitivo di 11 morti. Il presidente Cai: «Non demonizzare la montagna, il rischio zero non esiste»

Antonio Montani: "Una follia le bandiere rosse"

Marmolada, ricerche continue con i droni. Il presidente Cai: «Non demonizzare la montagna, il rischio zero non esiste»
Marmolada, ricerche continue con i droni. Il presidente Cai: «Non demonizzare la montagna, il rischio zero non esiste»
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Sabato 9 Luglio 2022, 12:00 - Ultimo aggiornamento: 12:24

Proseguono le attività di ricerca via terra e con l'ausilio dei droni sulla Marmolada nel giorno del lutto cittadino. All'alba 14 soccorritori più due sentinelle e due unità cinofile sono impegnati via terra nella parte più bassa della colata di ghiaccio e rocce che domenica 3 luglio ha travolto degli scalatori. L'operazione, come accada da giorni, ha l'obiettivo di recuperare resti umani e attrezzature di chi non è più tornato a casa. Quando nel corso della giornata le temperature si alzeranno, aumentando i rischi di possibili crolli sul ghiacciaio, le operazioni proseguiranno solo con elicotteri e droni. Comunque, con il dna è stato possibile identificare 11 morti. Lo apprende l'Adnkronos da fonti qualificate. Il bilancio della valanga di ghiaccio e rocce sembra quindi definitivo. L'undicesima vittima della tragedia sulla Marmolada sarebbe stata recuperata. I resti dell'ultima persona ancora dispersa sono stati recuperati e sono in fase di identificazione. Dunque tutte le vittime per ora accertate della strage sono state recuperate.

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Oggi, intanto, i tutti i Comuni della Val di Fassa si stringeranno alle famiglie di chi non può più riabbracciare i propri cari. «Ringrazio le amministrazioni e le comunità locali per la vicinanza e la sensibilità che ci hanno dimostrato in questi giorni» le parole del sindaco di Canazei Giovanni Bernard. Alle ore 18 è previsto un minuto di silenzio e raccoglimento per ricordare le vittime della Marmolada, in concomitanza con l'inizio della messa che sarà officiata nella chiesa parrocchiale dall'arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi e dal vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol. Tra le 18 e le 18.10 anche gli esercizi commerciali, le imprese e le attività artigianali abbasseranno le serrande in segno di lutto. E in giornata si attendono anche i primi risultati delle analisi scientifiche condotte dai Ris di Parma. Il bilancio ufficiale è fermo a sei vittime identificate: tre veneti (Filippo Bari, Paolo Dani e Tommaso Carollo), una donna trentina (Liliana Bertoldi) e due turisti della Repubblica Ceca (Pavel Dana e Martin Ouda) mentre cinque restano le persone reclamate: i coniugi Davide Miotti ed Erica Campagnaro, i fidanzati Manuela Piran e Gianmarco Gallina, e il 22enne Nicolò Zavatta; non è escluso che siano fra i corpi già recuperati dai soccorritori e che quindi all'appello manchi solo un disperso. La certezza sui nomi si avrà solo con l'esame del Dna.

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REGOLE E RISCHI - Rivedere le regole, investire in prevenzione, ma soprattutto non demonizzare la montagna dove il rischio zero non esiste. Antonio Montani, presidente nazionale del Cai, è venuto a guardare con i suoi occhi la valanga di ghiaccio, detriti e rocce che domenica 3 luglio ha travolto almeno dieci alpinisti. «Una tragedia che sa di disgrazia», spiega all'Adnkronos. «La formazione per chi frequenta l'ambiente alpinistico è lunga e complessa, e si basa molto sull'esperienza; ci sono naturalmente delle regole - non si va soli, non si procede slegati, evitare le ore più calde -, ma sono difficilmente sintetizzabili. Più approfondisco quanto accaduto più mi sembra una cosa particolare, non tanto nel fenomeno, i distacchi dei seracchi ci sono sempre stati, ma nelle dimensioni. Se fossi stato sulla Marmolada domenica sarei rimasto sotto anch'io, era davvero difficile prevederlo». La Marmolada ora resta chiusa, ma il crollo di parte del ghiacciaio impone delle riflessioni. «Io sono tendenzialmente contrario a mettere delle regole rigide sulla montagna, che non vuol dire non intervenire in situazioni di pericolo. Se pensiamo che con delle norme possiamo rendere sicura la montagna ci sbagliamo. Prima del Covid erano circa 8500 gli interventi l'anno del soccorso alpino, adesso abbiamo superato i 10mila interventi e il 97% degli incidenti, anche mortali, avvengono sui sentieri. Questo per dire che non è che vietando l'alta quota che si risolve. La montagna è sempre pericolosa e temo che presi dall'emergenza si prendano decisioni affrettate. Anche un sentiero segnalato impone occhi aperti, parlare di bandiera rossa è una banalizzazione, pensare di trovarla su un ghiacciaio la trovo una follia perché in montagna la bandiera bianca non esiste», sottolinea Montani. Quanto accaduto sulla Marmolada è piuttosto un «grido d'allarme della montagna.

 

«Noi dobbiamo chiedere alla politica di fare scelte per l'ambiente e ciascuno deve impegnarsi nello stesso modo andando in montagna con i mezzi pubblici, fermandosi più giorni così lasciando sulla montagna delle piccole economie che consentono di combattere lo spopolamento». Un turismo lento che va sostenuto dal governo. «In Italia abbiamo 180 mila chilometri di sentieri, noi come volontari del Cai facciamo manutenzione su 64 mila chilometri, la rete Autostrade per l'Italia è di 6.500 chilometri questo per rendere chiaro il lavoro dei volontari e lo facciamo senza finanziamenti pubblici. Quest'anno per la prima volta, grazie al ministero del Turismo, abbiamo un finanziamento di 5 milioni di euro, non grandi cifre». Il Pnrr «sta portando in molti casi a investimenti pesanti ma non è ciò che serve: a noi serve fare manutenzione fondamentale anche per combattere il sistema idrogeologico, pensare a una seria politica di defiscalizzazione per chi vive in montagna», conclude Montani, presidente nazionale del Cai. 

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